lunedì 30 marzo 2020

Discorso del Presidente a Licata, luglio 2019


Il 10 luglio del 1943 sbarcarono su questa spiaggia tre reggimenti di fanteria della Terza Divisione Americana, che ho l’onore di rappresentare nella mia nazione, l’Italia, erano il 7° il 15° ed il 30°.
Tutto quanto ho fatto fino ad oggi, fino a questo momento in cui parlo a voi, è nato dalla voglia di raccontare gli uomini divenuti soldati, le loro gesta ed il loro sacrificio.
Da queste ricerche, fatte anche sui soldati della Terza Divisione è arrivato un riconoscimento dall’associazione che rappresenta negli Stati Uniti une delle divisioni più amate, la Terza.
In seguito arrivò la richiesta di riempire un vuoto che sentivano da tanto tempo; una sezione Italiana, in quell’Italia dove erano sbarcati, prima a Licata, poi a Salerno ed infine ad Anzio, con migliaia di caduti, feriti, dispersi e centinaia di medaglie.
In Sicilia sbarcarono 160.000 uomini, con 285 navi da guerra, 2775  mezzi di trasporto e 4000 aerei.
Migliaia di storie, migliaia di vite, di affetti, fatte venire da lontano con un solo preciso messaggio, liberare l’uomo dalla schiavitù, dalla tirannia.
La Terza Divisione di Fanteria fece proprio questo messaggio nella prima guerra mondiale, in Francia e poi nel secondo conflitto mondiale, attraversando il Nord Africa, l’Italia, la Francia e la Germania.
In occasione del 76° anniversario, sono onorato di rappresentare la Terza Divisione di Fanteria e onorato di aver conosciuto qui a Licata persone come Carmela Zangara, Il Vice Sindaco Angelo Vincenti, l’associazione Memento e tutte le persone incontrate in questi giorni.
Come già fatto lo scorso 18 maggio, presso il cimitero Tedesco di Caira, a Cassino, in occasione del 75° anniversario della battaglia, il pensiero va al nemico di ieri, che oggi ha la mia stessa cittadinanza.
Lessi un giorno in un libro, del fastidio che provavano gli stessi soldati della Terza Divisione nel vedere gli Italiani a Palermo esultare al loro passaggio ed inveire contro i soldati Italiani che sfilavano prigionieri, rei solo di rappresentare quello che si voleva dimenticare al più presto.
Ma erano soldati, uomini, Italiani e non posso iniziare il mio primo discorso da presidente della Rappresentanza Italiana della Terza Divisione di Fanteria Americana senza onorare la mia bandiera e ricordare il valore di coloro, che in condizioni di assoluta inferiorità di mezzi, equipaggiamento e rifornimenti, non videro una sola nave Italiana venire in loro appoggio, non un solo aereo Italiano volare nel cielo e in alcuni casi non videro nemmeno un tedesco al loro fianco. Eppure si batterono, per il giuramento fatto alla bandiera, alla nazione o solo per l’onore del loro reparto, per il compagno che avevano accanto ed  ebbero decine e decine di caduti, dimenticati dalla storia, ma non dalle loro madri, dalle loro mogli, dai figli e da tutti coloro che li conobbero come uomini.
A loro gli Onori dell’Associazione della Terza Divisione di Fanteria.
Uomini vi dicevo, venuti dagli Stati Uniti e sbarcati qui. Ma anche reggimenti che segnarono la storia della Seconda Guerra Mondiale in Europa e che iniziarono da qui la loro avanzata.
Su tutti, tre storie di soldati, tre storie di uomini e tre reggimenti.
Maurice Lee Britt, dell'Arkansas, detto “footsie” “piedino” perchè aveva 47 di piede; il classico ragazzone americano, campione di football, tanto da ottenere un ritardo nella partenza per la guerra e venne arruolato nel 30° reggimento di fanteria della terza divisione come ufficiale.
Conquistò subito la stima dei suoi soldati già nel periodo dell’addestramento, li portò in battaglia nello sbarco in nord Africa e si distinse subito per un’attacco verso delle postazioni di cannoni nel castello di Fedala, che infierivano sui fanti americani che sbarcavano.
Sbarcò a Licata e forte del suo fisico, ottenne dai suoi uomini la più lunga marcia a piedi e nel minore tempo fatta da un battaglione dell’esercito degli stati uniti, 87 km in 30 ore, da Licata fino a Palermo, a luglio, con temperature oltre 40 gradi, senza acqua e cibo e partecipando per primi ai combattimenti per la liberazione di Palermo.
Sbarcò a Salerno e nei pressi di Acerno, attaccò da solo dei nidi di mitragliatrici che falciavano i fanti americani e li distrusse, rimanendo ferito e meritando una prima medaglia, nei giorni successivi salì da solo su monte San Nicola, senza ripari, per prendere un suo soldato che era stato ferito da un cecchino ed era precipitato tre le rocce riportandolo indietro, meritando per quest’azione una seconda medaglia.
A Monterotondo, a nord di Caserta, sulla Winter Line, organizzò con pochi uomini la difesa di un settore del monte, divenendo, come dissero i suoi soldati, un esercito di un soldato solo, combattendo per tutto il giorno da solo e correndo per tutto il fronte lanciando bombe a mano e sparando con tutto quello che trovava. La montagna non fu riconquistata e alla fine di un battaglione rimasero in 5 su quella vetta.
Quando i tedeschi si ritirarono, scese verso l’infermeria, con una scheggia nel piede, una nei polmoni ed una ferita al braccio profonda fino all’osso, chiese al capitano medico solo una fasciatura e della polvere disinfettante per tornare sulla vetta di quella collina dai suoi uomini. Il capitano medico disse che quando usci dalla tenda, tutti i soldati con piccole ferite decisero di allontanarsi dalla fila.. per queste azioni ebbe la Medal Of Honor
Ad Anzio, dopo lo sbarco, utilizzò la sua velocità per attirare il fuoco delle mitragliatrici e permettere ai mortai di individuarle e si offrì volontario con altri 3 capitani per una missione di ricognizione verso le linee tedesche.
Fu qui che si accorse del grande contrattacco di carri armati in corso e organizzò il tiro dell’artiglieria navale dalla sua posizione, in una vecchia casa semi distrutta. Un carro tedesco sparò verso la casa dove era nascosto e lo scoppio gli portò via un braccio.
La sua unica frase fu il dispiacere di aver perso il braccio con il quale tirava il pallone da footboll
Fu quella la fine della sua guerra, tornò a casa e divenne il secondo soldato più decorato della storia degli stati uniti.
Era sbarcato a Licata.
Sbarcò a Licata anche Audie Murphy, un ragazzino, un leone, faceva parte del 7° reggimento, combattè a licata, e nei primi minuti dello sbarco perse subito un soldato, ucciso da una scheggia di artiglieria,  fece la stessa strada degli altri, Sicilia, Salerno, Winter Line, Anzio, Roma, Francia, Germania, fu ferito e decorato diverse volte, arrivò un giorno nel bosco di Colmar in francia al confine con la Germania e si accorse che i suoi erano tutti morti, era rimasto da solo; salì su un carro in fiamme ed inizio a combattere contro un reggimento tedesco che stava contrattaccando. La fortuna era dalla sua parte quel giorno, uccise oltre 200 tedeschi e rimase illeso, ottenendo per le sue gesta la Medal of Honor. Alla fine della guerra tornò a casa e divenne il soldato più decorato della seconda guerra mondiale, con 24 medaglie.
Era sbarcato a Licata.
Sbarcò anche Floyd K Lindstrom, di Colorado Sprigs, Floyd ebbe una vita più tormentata, la madre fuggi dal marito alcolizzato e violento e insieme alla figlia e Floyd, che aveva cinque anni, si rifugiarono in una casa famiglia dove fece la lavandaia.
Floyd, dopo la scuola, entrò a lavorare come camionista nei magazzini Soomers, distribuiva prodotti alimentari nella costa ovest degli stati uniti, il suo sogno era di trovare un amore e costruire un piccolo ranch in campagna. L’amore lo trovò subito in una splendida ragazza, che neo giorni dell’attacco a Pearl Harbor mori per un problema cardiaco. Per tutta la durata della guerra, finchè resto in vita, Floyd chiese alla madre di mettere fiori sulla tomba e quando si accorse che a casa non c’erano tanti soldi spediva tutta la sua paga per le necessità familiari e per i fiori.
Pochi chilometri fuori Licata, durante un attacco aereo si accorse che un camion , lasciato vuoto sulla strada, senza freno a mano, stava per colpire dei soldati riparati, corse sotto le mitragliate degli aerei togliendo il camion dalla strada salvando quei soldati, meritando la prima medaglia.
Raggiunse anche lui la winter line, negli stessi giorni di Maurice Britt e di Audie Murhy, erano ognuno in un battaglione diverso. Murphy al centro della valle era in pattuglia avanzata, dall’altra parte del monte Maurice Britt combatteva da solo sulla collina e lui, Floyd saliva per la montagna più alta, quasi mille metri, monte La Defenza, 4 ore di salita su un terreno difficile e con i tedeschi che sparavano dall’alto. Arrivò sulla vetta con la sua mitragliatrice proprio nel momento in cui i tedeschi contrattacavano e per evitare che uccidessero i suoi compagni più in basso, si sposto in una zona più aperta, attirando su di se il fuoco ed inizio a combattere con la sua mitragliatrice fermando l’attacco, quando si accorse di aver finito i colpi, decise che la cosa più comoda era di prenderne una ai tedeschi, avanzo strisciando con la sola pistola e uccise tutti i tedeschi di una postazione prendendo la mitragliatrice e ritornando nella sua postazione continuando a bloccare l’attacco. Per le sue azioni di quel giorni ottenne la Medal of Honor.
Dopo lo sbarco di Anzio gli dissero che c’èra la cerimonia per la consegna della medaglia e lui disse che non avrebbe mai abbandonato i suoi soldati e parti per un attacco.
Quel giorno andò a male per tutti, la terza divisione perse quasi 900 soldati, durante la ritirata Floyd disse ai suoi amici di tornare indietro, lui avrebbe coperto la ritirata con la sua mitragliatrice, i soldati si ritirano e furono salvi ma non rividero più Floyd, colpito da una granata fu dato per disperso per oltre 5 mesi e ritrovato il giorno prima dello sbarco in Normandia, il 5 giugno del 1944, riconosciuto solo dalla sua piastrina.
Oggi riposta accanto alla sua fidanzata e gli amici dell’American Legion, sezione 5 di Colorado Springs non le fanno mai mancare i fiori…
Era sbarcato a Licata.
Il 7° il 15° ed il 30° entrarono in Germania, c’era solo A. Muphy, Britt aveva finito la guerra da un pezzo e Floyd riposava a Nettuno.
Liberarono Monaco, Norimberga, la città simbolo del nazismo, furono loro ad ammainare la bandiera dal balcone di marmo bianco del reich.
E furono loro i primi a salire a Berchtesgarden, il rifugio delle aquile di Hitler ed ammainare le bandiera nazista.
I tre reggimenti erano sbarcati a Licata disseminando mezza europa di loro croci, ricevendo saluti, baci, abbracci dalle popolazioni che man mano avevano liberato, fino ad arrivare in Germania.
Uno di questi tre soldati, Audie Murphy, in una camera di albergo in Francia, dopo la fine della guerra, quando stava per tornare ad essere un uomo e non più un soldato scrisse queste poche parole, che sono secondo me il testamento del soldato, di qualsiasi colore, bandiera o razza sia.




Vi ringrazio per l’attenzione

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