giovedì 11 novembre 2021

11 Novembre il giorno della Gloria per Floyd K Lindstrom

                      Pfc. Floyd K. Lindstrom

       Company H, 3rd Battalion, 7th Infantry Regiment,

                3rd Infantry Division “Cottonbalers

                                   Medal Of Honor





Floyd K. Lindstrom, ebbe i natali a Holdrege nel Nebraska il 21 giugno del 1912. La madre, Ana Stongberg Lindstrom (1885-1970), una mattina del 1914 prese Floyd e la sorella  Pauline, raccolse i suoi bagagli e quelli dei due figlioletti e si chiuse la porta di casa alle spalle, fuggendo dal marito alcolizzato Otto Rudolph Lindstrom (1881-1954); non ne poteva più di quell’uomo che aveva sposato, Floyd aveva tre anni.  Ana Stongberg si trasferì a Colorado Springs per ricominciare una vita. Ottenne un lavoro alla Myron Stratton House, dove gli fu concesso l'uso di una piccola casetta per accudire i suoi due figli. Lindstrom visse come la maggior parte dei bambini americani durante quel periodo, giocando a basket , frequentando i Boy Scout e facendo vari lavoretti per negozi e artigiani. Mentre frequentava la Cheyenne Mountain High School  fu protagonista in alcuni campionati di Basket con la squadra della scuola. Laureatosi nella stessa scuola nel 1931, si trasferì con la madre e la sorella, dalla Myron Stratton House nel centro di Colorado Springs nella East Platte Avenue. Lindstrom iniziò subito a lavorare come camionista per un mercato di distribuzione alimentare, guidando per tutta la California. H.M. Soomers era il proprietario dei mercati Soomers e dichiarò che Lindstrom era sempre puntuale e preciso nel lavoro come nella guida, lasciando sempre integro il camion su cui trasportava i prodotti per tutta la California. Soomers cercò diverse volte di ottenere da Lindstrom la conferma alla sua richiesta di assunzione definitiva nella sua azienda, ma  rifiutò sempre, perché voleva rimanere all’aperto e andare in giro con il camion, era questo che gli piaceva.Terminò la collaborazione con la catena dei negozi Soomers quando la distribuzione fu presa in carico da un’azienda di trasporti che operava su diversi stati. Aveva trascorso undici anni alla guida del furgone e per tutto il tempo aveva sognato di trovare un amore e di possedere un ranch per viverci con la persona amata. L’amore sognato lo raggiunse e fuggì presto, era quello di Mary Jane Wackenhut, che morì per problemi cardiaci, lasciando Lindstrom nello sconforto più totale. Qualche settimana dopo i Giapponesi attaccarono di Pearl Harbor. Con la chiamata per il servizio militare Lindstrom chiese alla madre di continuare a deporre fiori sulla tomba della sua amata, inviando anche i soldi della sua paga da soldato per non pesare nelle spese familiari di tutti i giorni. Per tutto il servizio militare Lindstrom pensò a lei e scrisse costantemente alla madre chiedendo di mettere sempre fiori freschi e belli sulla tomba della sua amata. Il 22 giugno del 1942 Lindstrom entrò in servizio nell’esercito degli Stati Uniti d’America varcando il cancello di Camp Roberts, per la sua formazione in armi pesanti. La destinazione finale fu la Terza Divisione di Fanteria, 7° Reggimento di fanteria, 3° Battaglione, compagnia H, i “cottonbalers” come si facevano chiamare. Il 23 ottobre del 1942 il 7° reggimento di Fanteria e tutta la Terza Divisione furono imbarcati per il Nord Africa, diciassette giorni dopo, l'8 novembre, sbarcarono nel Nord Africa Francese insieme ad altre due divisioni dell'esercito americano, sotto il comando del maggiore generale George S. Patton Jr. Lindstrom sul mezzo da sbarco, era un soldato semplice del 7° Reggimento 3° Battaglione, compagnia H; obiettivo, settore blù spiaggia di Fedala. Sbarcati sulla spiaggia di Fedela, nei pressi di Casablanca nel Marocco Francese, Il 7° reggimento part subito all’assalto di Casablanca, insieme con il 15° Reggimento. In due giorni i tre reggimenti di fanteria della Terza Divisione di Fanteria (30°-15°-7°) conquistarono il completo controllo del settore di Fedala e di Casablanca. Al termine della Campagna del Nord Africa, la Terza Divisione ebbe un periodo di addestramento a Biserta, in Tunisia, in preparazione dell’invasione della Sicilia.

Lo sbarco in Sicilia. 

Il secondo per Lindstrom, lo vide di nuovo protagonista; era il 10 luglio del 1943, quando sbarcò nel punto definito “blue beach” nella zona di Licata, con il 3° e 7° Battaglione del 30°rgt di fanteria. Due giorni dopo lo sbarco, il 12 luglio del 1943, Lindstrom si trovava su di un convoglio diretto verso Agrigento che venne attaccato da quattro aerei tedeschi. La sua unità saltò dai camion e si gettò in terra in cerca di rifugio, lasciando i mezzi sulla strada. Lindstrom, dal suo riparo, vide uno dei camion muoversi lentamente perché il conducente, dalla fretta di scendere, non aveva inserito bene il freno a mano. Vedendo il camion avanzare sempre più veloce verso il ciglio della strada, con il rischio di travolgere dei soldati e di perdere tutto il prezioso carico di armi e munizioni, noncurante delle mitragliate degli aerei sulla strada, uscì dal riparo ed iniziò a correre verso il camion, riuscendo a salire a bordo e portarlo al sicuro, salvando uomini e attrezzature. Per quest’azione Lindstrom ricevette la Silver Stars (Stella d'Argento), ordine generale No. 56 data 19 Agosto 1943. Liberata la Sicilia le forze alleate si organizzarono per l’invasione della penisola Italiana con una serie di sbarchi divisi tra truppe Americane e Inglesi. Le truppe americane, il 19 settembre del 1943, sbarcarono a Battipaglia; Lindstrom era nel mezzo da sbarco insieme alla sua compagnia con in braccio la sua mitragliatrice, avrebbe fatto qualsiasi cosa per proteggere i suoi nuovi amici, i suoi nuovi fratelli in armi. Quello che ripeteva nei suoi pensieri e nelle sue preghiere era di avere un po' di fortuna per questo terzo sbarco dall’inizio del servizio militare; stavano vivendo in prima persona l’operazione Avalanche. All'inizio di ottobre del 1943, tutta l'Italia meridionale era nelle mani degli Alleati, gli alleati erano di fronte alla linea del Volturno. Questa era la prima di una serie di linee difensive preparate dai tedeschi, che attraversavano l'Italia da est a ovest e da cui i tedeschi avevano scelto di combattere, metro dopo metro, per ritardare l’avanzata alleata. Questa strategia, studiata in base alla conformazione del terreno in quella zona della penisola italiana, costringeva gli alleati ad avanzare e combattere in terreni impervi. Tra strade strette ed un continuo susseguirsi di montagne di vari livelli i soldati dovevano liberarle una ad una, perdendo tempo e uomini e dando ai difensori il tempo per completare la preparazione di altre linee difensive, come la Winter Line (Linea Invernale) e la Gustav Line; due delle loro linee difensive più fortificate a sud di Roma, che impegnarono gli alleati per quasi un anno con migliaia di morti, feriti e dispersi. Attraversato il Volturno i tre reggimenti si divisero su tre linee di attacco e agli inizi di novembre, superata Pietravairano la Terza Divisione fu incaricata di raggiungere e conquistare le tre montagne che dominavano l’Highway Six (la S.S. Casilina) a nord del paese di Mignano: Monterotondo sulla destra, Montelungo al centro e Monte la Defenza sulla sinistra. Per l’attacco sarebbero stati utilizzati il 15° reggimento (obiettivo base di Monterotondo e prima vetta di Montelungo) il 7° reggimento (obiettivo monte La Defenza, al confine con il settore e l’obiettivo d’attacco Inglese, Monte Camino) ed il 30° reggimento (obiettivo Monterotondo). Le pattuglie di esploratori segnalavano diversi campi minati, trappole e postazioni di mitragliatrici su tutte le montagne, difese da unità della 3a divisione Panzergrenadier e della divisione Hermann Göring, ancora efficienti, nonostante le pesanti perdite subite fino a quel momento. Il generale Truscott, che aveva avuto il comando della 3a Divisione di Fanteria dall'aprile del 1943,  aveva messo in riserva il 30°rgt. Fanteria, tenendolo pronto per l’assalto decisivo in quella zona quando le difese Tedesche sarebbero state sul punto di crollare. Ma la situazione tattica venutasi a trovare sul monte Camino, nel settore Inglese, molto alta e ripida, dove la 56a divisione Inglese era bloccata su costoni di roccia ripidissimi per circa 700mt; portò il generale Inglese McCreery a chiedere a Clark una maggiore pressione per aiutare la 56a divisione. Il generale Clark acconsentì chiedendo al generale Lucas un maggiore sforzo; quest’ultimo chiese al generale Truscott, comandante delle truppe dell’area definita come “Mignano Gap” (passo di Mignano), di impiegare anche il 30°rgt. fanteria in una manovra avvolgente. Truscott protestò, vedendo in questo lo spreco di un reggimento, ma obbedì agli ordini inviando anche il 30°rgt. di fanteria.

Il giorno di Lindstrom, 11 novembre 1943

Sull’altro versante del Mignano Gap, il 7° reggimento della Terza Divisione di fanteria aveva iniziato la lunga risalita di Monte La Defenza. La montagna, ripida e rocciosa offriva un grande vantaggio ai difensori e lasciava completamente scoperti i soldati in attacco. Le compagnie del terzo battaglione a costo di gravi perdite riuscirono ad avvicinarsi a poche decine di metri vetta di Monte la Defenza, ma si trovarono sulla sommità una serie di piccole colline in profondità, in un terreno carsico, senza nessuna copertura da parte della vegetazione e dove i tedeschi si erano trincerati pronti al contrattacco con mortai e Nebelwerfer. Proprio in uno di questi contrattacchi concentrati solo in un punto, controllato dalla compagnia E, con l’intento la produrre la massima pressione contro le minute difese americane, spossate per la fatica e ridotte a pochi uomini, fu dato il supporto del secondo plotone della compagnia H, ormai ridotto a 14 uomini e due mitragliatrici, tra cui la Browning del peso di oltre 30 kg di Lindstrom, per dare modo alla compagnia E di ritirarsi in posizione migliore. Lindstrom, accortosi che erano rimasti in inferiorità numerica rispetto al nemico; (alcune note raccontano che fosse di cinque a uno), distribuì i pochi uomini sulle postazioni ed attirò il fuoco su di lui iniziando a colpire le posizioni tedesche con la sua mitragliatrice. Costatando che la posizione scelta non riusciva a dare il massimo della protezione alla compagnia decise di spostarsi in posizione più avanzata a ridosso delle linee tedesche, ed uscì avanzando sul terreno scoperto; i diari della divisione raccontano che durate la sua azione gli vennero lanciate non meno di 35 bombe a mano, tiro di mitragliatrice e fucile. Raggiunta una posizione migliore riprese il tiro ma la posizione di una delle due mitragliatrici era praticamente impossibile da colpire. Nelle brevi pause i Tedeschi, tanto erano vicini, urlavano a Lindstrom in inglese di arrendersi, perché presto sarebbe stato catturato. Ad ogni grido dei “crucchi” Floyd rispondeva con “vai all’inferno!” riprendendo a sparare con la mitragliatrice. Quando la cassetta delle munizioni fu terminata, decise di attaccare da solo quella postazione di mitragliatrice per prendere quell’arma al nemico e attaccò da solo proprio quella mitragliatrice nemica. Avvicinandosi, strisciando e saltando di roccia in roccia fino ad una posizione favorevole, l’attaccò di lato, uccidendo tutti i mitraglieri con la sua sola Colt 45. Conquistata la mitragliatrice, la caricò sulle spalle e sempre sotto il fuoco nemico indirizzato verso di lui, tornò verso le postazioni della compagnia E, lasciandola in custodia ai pochi uomini rimasti per poi ritornare di nuovo in vetta a prendere le due cassette di munizioni rimaste nella postazione nemica e riportandole di nuovo alla postazione americana. Nel percorso di andata e ritorno Lindstrom fu sempre sotto il costante fuoco nemico che utilizzò anche mortai. Un sergente, uno dei pochi superstiti della compagnia E, visto che l’azione di Lindstrom aveva avuto successo, usci dalla sua buca e raggiunse la mitragliatrice tedesca catturata da Lindstrom per iniziare a fare fuoco. Gli altri soldati rimasti della compagnia E, rinfrancati dal successo e dalla vista del sergente, iniziarono a trasportare munizioni per la Browning e consegnarle a Lindstrom che riprese a fare fuoco, questa volta insieme al sergente posto sulla mitragliatrice tedesca. Il tiro incrociato delle due mitragliatrici, verso la sommità della collina, distrusse il nuovo attacco nemico facendolo ritirare di nuovo verso la vetta. Gli americani avevano mantenuto il controllo dell’ultimo tratto fino alla vetta di Monte la Defenza e potevano riposizionarsi in ordine. Il soldato Lindstrom alla fine dei combattimenti, ricevette la nomina alla Medal of Honor, la più alta decorazione militare assegnata dal Governo degli Stati Uniti. Anzio, 22 Gennaio del 1944, per Lindstrom questo era il quarto sbarco dall’inizio del servizio militare, la Terza divisione era impegnata nell’Operazione Shingle. Il mezzo da sbarco ondeggiava lento, lo sbarco si annunciava più tranquillo del solito. Si posizionarono nel bosco del Foglino, a ridosso di Torre Astura, a Nettuno. A Lindstrom, subito dopo lo sbarco, gli venne comunicato di non poter andare in prima linea nei giorni successivi e di rimanere a disposizione nelle retrovie, in attesa della cerimonia di consegna della Medal Of Honor. Lindstrom rifiutò, non volendo favoritismi e volendo stare con i suoi compagni, quei pochi che restavano dalla battaglia per la conquista di Monte La Defenza. Andò quindi in azione con loro e venne ucciso, la mattina del 3 febbraio del 1944. Anche questa volta i ragazzi della compagnia erano in ritirata a seguito di un violento contrattacco tedesco. Lindstrom disse a loro di ritirarsi in ordine e gli avrebbe coperto le spalle fino a quando non fossero stati al sicuro, poi li avrebbe raggiunti. Salutò i suoi amici, prese la sua Browning ed iniziò a tirare verso il nemico. I suoi fratelli in armi, una volta raggiunte posizioni sicure, non lo videro arrivare e si disperarono; un colpo di mortaio aveva centrato la sua posizione. Il suo corpo non fu ritrovato dai compagni e fu dato per disperso in azione. Solo il 6 giugno del 1944 a seguito del ritrovamento di un corpo in avanzato stato di decomposizione, dalla lettura della piastrina si seppe che era Lindstrom. Questo cambiò il suo stato da disperso in azione (MIA) a ucciso in azione (KIA), era il giorno del D-Day. Non vide mai la sua Medal Of Honor, che fu consegnata ai suoi parenti il 20 Aprile del 1944. Lindstrom fu inizialmente sepolto nel cimitero Americano di Nettuno, poi nel Luglio del 1948 fu restituito alla famiglia a Colorado Springs. Riposa accanto a sua madre Ana, presso l’Evergreen Cemetery di Colorado Springs. Ed i ragazzi dell’American Legion non gli fanno mancare mai i fiori. La sorella di Floyd ha donato le medaglie ed i documenti della sua vita militare al museo Pioneer nel centro di Colorado Springs. A Lindstrom è stata dedicata una clinica all’avanguardia nei servizi di assistenza primaria per i veterani e lo scorso anno la Medal Of Honor è stata trasferita presso la clinica, dove cè la sua divisa ed altri suoi oggetti personali.

Medagliere personale di Floyd K. Lindstrom:

1 Medal Of Honor (medaglia d’onore)

1 Silver Star (Stella d’Argento)

1 Purple Hearts (cuore di porpora)

2 Croci di Guerra italiane al valore militare

Un ultimo pensiero personale…

La ricerca delle informazioni su questo eroe americano, la lettura della sua storia, la traduzione dei testi dall’inglese, la ricerca delle foto e la stesura di questo piccolo lavoro, dove ho cercato di riportare e articolare il materiale recuperato, hanno occupato i miei giorni rendendoli intensi ed emozionanti come non ricordavo da tempo. Le notizie sulla sua vita giungevano in continuazione da siti internet, da archivi online e da libri. Ricordo ogni volta in cui l’immagine di un volto, una casa, una città o di un combattimento, si apriva all’orizzonte del monitor; era un’emozione.  Le stesse parole, tradotte, diventavano vita vissuta e insieme alle foto davano la sensazione di sfogliare l’album dei ricordi di una famiglia americana, colpita da tragedie personali all’interno della grande tragedia della Seconda Guerra Mondiale. Sentivo la stessa voglia di leggere e scoprire cose della Seconda Guerra Mondiale che avevo alle elementari, quando, con i soldi di mia madre, andavo dal giornalaio a comprare Super Eroica per poi leggerla tutta di un fiato sulle scale della scuola, chiusa per le vacanze estive, sotto il sole di luglio. Noncurante del sole e del caldo, ricordo ancora oggi l’odore dell’inchiostro di quelle pagine e ricordo quando dovevo abbandonare la lettura perché era ora di pranzo e dovevo tornare a casa, non volevo andare via ed avevo una sensazione di vuoto e di ricchezza per le storie che avevo conosciuto. Quarantuno anni dopo, una volta chiuso il lavoro, chiusi il portatile ed uscii per tornare a casa, passeggiando lungo un viale di Platani, nel silenzio di un tardo pomeriggio di ottobre coperto dalle nuvole. Quella passeggiata resterà per sempre fissa nella mia memoria. Provavo ancora una volta una sensazione di vuoto e di solitudine per sentirmi lontano da quelle storie che mi avevano fatto compagnia nei giorni precedenti e contemporaneamente una sensazione di ricchezza interiore per quanto avevo conosciuto. Le sensazioni venivano spesso interrotte dal vento, che nel silenzio generale, all’improvviso si alzava impetuoso, sferzando i platani e riempiendo l’aria del rumore delle foglie, che mosse volavano tutte insieme per poi riposarsi in terra tra i miei passi. Non era un vento a caso, ognuno può intenderlo come preferisce, per me era una presenza, una bella presenza che era venuta a trovarmi. Solo e circondato da quella presenza decisi di sedermi su una panchina e restare in silenzio ad osservare il nulla e far scorrere di nuovo nella mente quello che da pochi minuti avevo finito di scrivere, c’era accanto a me il bambino di dieci anni che leggeva Super Eroica e mi guardava. Tutto scorreva limpido, rigo dopo rigo, immagine dopo immagine. Tirai su il colletto del giaccone, presi le cuffie de iniziai ad ascoltare un brano di Sting, “fragile”, la sua canzone contro la guerra che mi aveva fatto compagnia in tutte le sere in cui avevo cercato e scritto di questo ragazzo americano; l’avevo messo in modalità ripetizione e continuava a ripetermi quella frase che mi piaceva ascoltare alla fine della prime quattro strofe: 

“But something in our minds will always stay” … 

“Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti”

Misi la mano in tasca ed estrassi un distintivo che avevo con me dall’inizio del lavoro, aveva il fondo blu e strisce diagonali bianche e sorrisi. Si! dissi al bambino, rimarrà per sempre nella mia mente!



FRAGILE

Se il sangue scorrerà, quando la spada incontrerà la carne,

seccandosi al sole della sera,

la pioggia di domani laverà via le macchie

Ma qualcosa rimarrà per sempre nelle nostre menti

Forse questo ultimo atto è destinato

a ribadire una fondamentale verità:

che dalla violenza non può e non è mai potuto nascere nulla

Per tutti quelli nati sotto una cattiva stella

per paura che ci dimentichiamo quanto siamo fragili

La pioggia continuerà a cadere su di noi

come lacrime da una stella

La pioggia continuerà a dirci

quanto siamo fragili, quanto siamo fragili

Sting


Fonte dati:

The Encyclopedia of Arkansas History & Culture

Association of the United States Army

ARMY Magazine, Association of the United States Army, May 2008, "My

Countdown to Cassino: The Battle of Mignano Gap, 1943 - Di Alex Bowlby

DVAC dal Volturno a Cassino di Valentino Rossetti


L’avamposto Italiano della Terza Divisione di Fanteria è dedicato alla Memoria di Floyd K Lindstrom ed è unito alla sezione nr. 5 dell’American Legion di Colorado Springs che ha deciso, dopo 100 anni, di dedicare la sezione alla memoria di Floyd K Lindstrom. Tante amicizie sono nate, tanti rapporti, scambi di informazioni, di idee, di regali, di attestati, ma in questi primi quattro anni, ogni volta che ci sentiamo, ci scriviamo, un pensiero va sempre a Floyd, a questo piccolo grande uomo che aveva come grande sogno quello di vivere in pace in un ranch con la sua amata Mary Jane ed ha avuto dalla vita sofferenze, fame, guerra, uccisioni, sangue e distruzione.

Luigi Settimi,

Ass. della Terza Divisione di Fanteria US Army nr.16 Italia

Ded. A Floyd K Lindtrom, MOH


Floyd K. Lindstrom, was born in Holdrege, Nebraska on June 21, 1912. His mother, Ana Stongberg Lindstrom (1885-1970), took Floyd and his sister Pauline one morning in 1914, collected his luggage and those of his two children and closed the door of her house behind her, fleeing from her alcoholic husband Otto Rudolph Lindstrom (1881-1954); she was sick of the man she had married, Floyd was three years old. Ana Stongberg moved to Colorado Springs to start a life over. She got a job at Myron Stratton House, where she was allowed the use of a small house to look after her two children. Lindstrom lived like most American children during that time, playing basketball, hanging out with Boy Scouts, and doing various jobs for shops and artisans. While attending Cheyenne Mountain High School he starred in some basketball championships with the school team. Graduating from the same school in 1931, he moved with his mother and sister from Myron Stratton House in downtown Colorado Springs to East Platte Avenue. Lindstrom immediately began working as a truck driver for a food distribution market, driving all over California. H.M. Soomers was the owner of Soomers Markets and stated that Lindstrom was always punctual and precise in work as well as in driving, always leaving intact the truck in which he transported the products all over California. Soomers tried several times to get Lindstrom's confirmation of his permanent employment application at his company, but he always refused, because he wanted to stay outdoors and ride the truck, that's what he liked. of Soomers stores when distribution was taken over by a transport company operating in several states. He had spent eleven years driving the van and all along had dreamed of finding love and owning a ranch to live in with his loved one. The dreamed love reached him and he soon fled, it was that of Mary Jane Wackenhut, who died of heart problems, leaving Lindstrom in total despair. A few weeks later the Japanese attacked Pearl Harbor. With the call for military service, Lindstrom asked his mother to continue placing flowers on the grave of his beloved, even sending the money from his soldier's wages so as not to weigh on everyday family expenses. Throughout his military service Lindstrom thought of her and wrote to her mother constantly asking to always put fresh and beautiful flowers on the grave of her beloved. On June 22, 1942, Lindstrom entered service in the United States of America army through the gate of Camp Roberts, for his training in heavy weapons. The final destination was the Third Infantry Division, 7th Infantry Regiment, 3rd Battalion, Company H, the "cottonbalers" as they called themselves. On October 23, 1942, the 7th Infantry Regiment and all the Third Division were embarked for North Africa, seventeen days later, on November 8, they landed in French North Africa along with two other divisions of the American army, under the command of Major General George S. Patton Jr. Lindstrom on the landing craft, was a private of the 7th Regiment 3rd Battalion, Company H; objective, blue sector of Fedala beach. Landed on Fedela beach, near Casablanca in French Morocco, the 7th regiment immediately set out to storm Casablanca, together with the 15th regiment. In two days the three infantry regiments of the Third Infantry Division (30th -15th -7th) gained complete control of the sector of Fedala and Casablanca. At the end of the North African Campaign, the Third Division had a training period in Bizerte, Tunisia, in preparation for the invasion of Sicily.

The landing in Sicily.

The second for Lindstrom, saw him again the protagonist; it was July 10, 1943, when he landed at the point called "blue beach" in the Licata area, with the 3rd and 7th Battalion of the 30th infantry rgt. Two days after the landing, on 12 July 1943, Lindstrom was on a convoy bound for Agrigento which was attacked by four German planes. His unit jumped from the trucks and threw themselves to the ground in search of refuge, leaving the vehicles on the road. Lindstrom, from behind his cover, saw one of the trucks moving slowly because the driver, in his haste to get out, had not engaged the handbrake properly. Seeing the truck advancing faster and faster towards the roadside, with the risk of overwhelming soldiers and losing all the precious load of weapons and ammunition, regardless of the machine guns of the planes on the road, he got out of cover and started running towards the truck , managing to get on board and carry it to safety, saving men and equipment. For this action Lindstrom received the Silver Stars, order general No. 56 dated 19 August 1943. Once Sicily was liberated, the allied forces organized themselves for the invasion of the Italian peninsula with a series of landings divided between American and British troops. The American troops, on 19 September 1943, landed in Battipaglia; Lindstrom was in the landing craft along with his company holding his machine gun, he would do anything to protect his new friends, his new brothers in arms. What he repeated in his thoughts and in his prayers was to have some luck for this third landing since the beginning of his military service; they were experiencing the Avalanche operation firsthand. At the beginning of October 1943, all of southern Italy was in the hands of the Allies, the Allies were facing the Volturno line. This was the first of a series of defensive lines prepared by the Germans, which crossed Italy from east to west and from which the Germans had chosen to fight, meter by meter, to delay the Allied advance. This strategy, studied on the basis of the conformation of the terrain in that area of ​​the Italian peninsula, forced the allies to advance and fight in impervious terrain. Between narrow streets and a continuous succession of mountains of various levels, the soldiers had to free them one by one, wasting time and men and giving the defenders time to complete the preparation of other defensive lines, such as the Winter Line and the Gustav Line; two of their most fortified defensive lines south of Rome, which engaged the allies for nearly a year with thousands of dead, wounded and missing. After crossing the Volturno, the three regiments split over three lines of attack and at the beginning of November, having passed Pietravairano, the Third Division was charged with reaching and conquering the three mountains that dominated Highway Six (the SS Casilina) north of the town of Mignano : Monterotondo on the right, Montelungo in the center and Monte la Defenza on the left. For the attack the 15th regiment (target base of Monterotondo and first peak of Montelungo) would have been used, the 7th regiment (target mount La Defenza, on the border with the sector and the English attack target, Monte Camino) and the 30th regiment (target Monterotondo). Scout patrols reported several minefields, traps and machine gun emplacements all over the mountains, defended by units of the 3rd Panzergrenadier Division and Hermann Göring Division, still efficient, despite the heavy losses suffered up to that time. General Truscott, who had been in command of the 3rd Infantry Division since April 1943, had placed the 30th Regiment in reserve. Infantry, keeping it ready for the decisive assault in that area when the German defenses were about to collapse. But the tactical situation that came to be found on Mount Camino, in the English sector, was very high and steep, where the 56th English division was blocked on extremely steep rock ridges for about 700m; led British General McCreery to ask Clark for more pressure to help the 56th Division. General Clark agreed by asking General Lucas for more effort; the latter asked General Truscott, commander of the troops in the area defined as "Mignano Gap" (Mignano pass), to also use the 30th Reg. infantry in an enveloping maneuver. Truscott protested, seeing this as the waste of a regiment, but obeyed orders by sending the 30th rgt as well. of infantry.


Lindstrom's Day, November 11, 1943


On the other side of the Mignano Gap, the 7th regiment of the Third Infantry Division had begun the long ascent of Monte La Defenza. The steep and rocky mountain offered a great advantage to the defenders and left the attacking soldiers completely uncovered. The companies of the third battalion at the cost of serious losses managed to approach the summit of Monte la Defenza a few tens of meters, but they found on the top a series of small hills in depth, in a karst terrain, without any cover by vegetation and where the Germans had entrenched themselves ready to counterattack with mortars and Nebelwerfer. The support of the second platoon of the Company H, now reduced to 14 men and two machine guns, including Lindstrom's Browning weighing over 30 kg, to allow Company E to retreat in a better position. Lindstrom, realizing that they remained outnumbered by the enemy; (some notes say that it was five to one), he distributed the few men on the positions and drew fire on him starting to hit the German positions with his machine gun. Realizing that the chosen position was unable to give maximum protection to the company, he decided to move to a more advanced position close to the German lines, and went out advancing on open ground; the division's diaries tell that during his action no less than 35 hand grenades, machine gun fire and shotgun were thrown at him. Reached a better position he resumed the shot but the position of one of the two machine guns was practically impossible to hit. In the brief pauses the Germans, so close they were, would yell at Lindstrom in English to surrender, because he would soon be captured. At every cry of the "Krauts" Floyd replied with "go to hell!" resuming firing with the machine gun. When the ammunition box was finished, he decided to attack that machine gun position alone to take that weapon from the enemy and attacked that enemy machine gun alone. Approaching, crawling and jumping from rock to rock to a favorable position, he attacked it from the side, killing all the machine gunners with his Colt 45 only. Conquered the machine gun, he loaded it on his shoulders and always under enemy fire aimed at him , returned to the positions of Company E, leaving it in the custody of the few remaining men and then returning again to the summit to take the two boxes of ammunition left in the enemy position and bringing them back to the American position. On the way there and back Lindstrom was always under constant enemy fire who also used mortars. A sergeant, one of the few survivors of E Company, seeing that Lindstrom's action had been successful, came out of his hole and walked over to the German machine gun Lindstrom had captured to begin firing. The remaining soldiers of Company E, reassured by the success and sight of the sergeant, began to transport ammunition for Browning and deliver it to Lindstrom who resumed firing, this time together with the sergeant on the German machine gun. The cross fire of the two machine guns, towards the top of the hill, destroyed the new enemy attack causing it to retreat again towards the summit. The Americans had maintained control of the last stretch up to the summit of Monte la Defenza and were able to reposition themselves in order. Soldier Lindstrom at the end of the fighting received the Medal of Honor nomination, the highest military decoration awarded by the United States Government. Anzio, January 22, 1944, for Lindstrom this was the fourth landing since the beginning of military service, the Third Division was engaged in Operation Shingle. The landing craft swayed slowly, the landing promised to be calmer than usual. They positioned themselves in the Foglino wood, close to Torre Astura, in Nettuno. Lindstrom, immediately after disembarking, was told that he could not go to the front line in the following days and to remain available in the rear, awaiting the award ceremony of the Medal Of Honor. Lindstrom refused, unwilling to favoritism and wanting to be with his companions, those few who remained from the battle for the conquest of Monte La Defenza. He then went into action with them and was killed on the morning of February 3, 1944. Once again the boys of the company were in retreat following a violent German counterattack. Lindstrom told them to retreat in order and he would have his back until they were safe, then he would join them. He greeted his friends, took his Browning and began to pull towards the enemy. His brothers in arms, once they reached safe positions, did not see him coming and were desperate; a mortar round had hit his position. His body was not found by his companions and was reported missing in action. Only on 6 June 1944, following the discovery of a body in an advanced state of decomposition, did we know from reading the plate that it was Lindstrom. This changed his status from missing in action (MIA) to killed in action (KIA), it was D-Day. He never saw his Medal Of Honor, which was given to his relatives on April 20, 1944. Lindstrom was initially buried in the American Cemetery in Neptune, then returned to his family in Colorado Springs in July 1948. Rest next to his mother Ana, at Evergreen Cemetery in Colorado Springs. And the guys from the American Legion never miss flowers. Floyd's sister donated medals and documents from her military life to the Pioneer Museum in downtown Colorado Springs. Lindstrom has been given a state-of-the-art clinic in primary care services for veterans and last year the Medal Of Honor was transferred to the clinic, where his uniform and other personal items are kept.

Personal Medal of Floyd K. Lindstrom:


1 Medal Of Honor (medal of honor)


1 Silver Star (Silver Star)


1 Purple Hearts


2 Italian War Crosses at military value


One last personal thought ...


The search for information on this American hero, the reading of his history, the translation of the texts from English, the research of the photos and the drafting of this small work, where I tried to report and articulate the recovered material, have occupied my days making them intense and exciting as I have not remembered for a long time. News of his life continually came from websites, from online archives and from books. I remember every time the image of a face, a house, a city or a fight opened on the horizon of the monitor; it was an emotion. The same words, translated, became real life and together with the photos gave the sensation of leafing through the album of memories of an American family, struck by personal tragedies within the great tragedy of the Second World War. I felt the same desire to read and discover things from the Second World War that I had in elementary school, when, with my mother's money, I went to the newsagent to buy Super Eroica and then read it all in one breath on the stairs of the school, closed for the holidays. summer, under the July sun. Regardless of the sun and the heat, I still remember today the smell of the ink of those pages and I remember when I had to abandon reading because it was lunchtime and I had to go home, I didn't want to leave and I had a feeling of emptiness and wealth for the stories I had known. Forty-one years later, once I closed my work, I closed the laptop and went out to go home, walking along an avenue of Platani, in the silence of a late October afternoon covered by clouds. That walk will forever remain fixed in my memory. Once again I felt a feeling of emptiness and loneliness to feel away from those stories that had kept me company in the previous days and at the same time a feeling of inner richness for what I had known. The sensations were often interrupted by the wind, which in the general silence suddenly rose impetuously, whipping the plane trees and filling the air with the sound of the leaves, which moved all flying together and then rested on the ground between my steps. It was not a random wind, everyone can understand it as they prefer, for me it was a presence, a beautiful presence that had come to visit me. Alone and surrounded by that presence, I decided to sit on a bench and remain silent to observe nothing and let what I had finished writing run through my mind again, there was next to me the ten-year-old boy who was reading Super Heroic and was looking at me. Everything flowed clear, line after line, image after image. I pulled up the collar of my jacket, took my headphones and started listening to a song by Sting, "fragile", his anti-war song that had kept me company in all the evenings I had searched and written about this American boy; I had put it in repeat mode and kept repeating that phrase that I liked to hear at the end of the first four stanzas:


"But something in our minds will always stay" ...

"But something will always remain in our minds"


I put my hand in my pocket and pulled out a badge that I had with me from the beginning of work, it had a blue background and white diagonal stripes and smiles. Yes! I said to the child, it will stay on my mind forever! 


FRAGILE

If the blood runs, when the sword meets the flesh,

drying in the evening sun,

tomorrow's rain will wash away the stains

But something will always remain on our minds

Perhaps this last act is destined

to reaffirm a fundamental truth:

that from violence nothing can and never could be born

For all those born under a bad star

for fear that we forget how fragile we are

The rain will continue to fall on us

like tears from a star

The rain will continue to tell us

how fragile we are, how fragile we are

Sting


Data source:

The Encyclopedia of Arkansas History & Culture

Association of the United States Army

ARMY Magazine, Association of the United States Army, May 2008, "My

Countdown to Cassino: The Battle of Mignano Gap, 1943 - By Alex Bowlby

DVAC from Volturno to Cassino by Valentino Rossetti

The Italian outpost of the Third Infantry Division is dedicated to the memory of Floyd K Lindstrom and is joined to section no. 5 of the American Legion of Colorado Springs which decided, after 100 years, to dedicate the section to the memory of Floyd K Lindstrom. So many friendships were born, so many relationships, exchanges of information, ideas, gifts, certificates, but in these first four years, every time we hear, we write to each other, a thought always goes to Floyd, to this great little man who he had a great dream to live in peace on a ranch with his beloved Mary Jane and had from life suffering, hunger, war, killings, blood and destruction.


Luigi Settimi,

Ass. Of the Third Division of Infantry US Army No. 16 Italy

Ded. To Floyd K Lindtrom, MOH 













La terra di Monte Camino e la sabbia di Nettuno sulla tomba di Floyd in Colorado

















 

10 novembre, Maurice Lee Britt Medal of Honor a Monterotondo, passo di Mignano

 



E venne il giorno dell’onore, era il 10 novembre del 1943, Monterotondo, a quel punto dei combattimenti, era difeso da tre sottodimensionate compagnie del 3° Btg. 30° Rgt. della Terza Divisione Americana.

Una delle tre compagnie, la L, quella di Britt, era posizionata in basso e ridotta a soli 55 uomini, dei 200 di cui era composta a Salerno e doveva controllare e difendere una zona boscosa di circa 550 metri posta sul versante orientale della collina.

Il comandante del battaglione, il tenente colonnello Edgar C. Doleman, ricorda che il sistema difensivo era talmente esteso e presidiato da pochi uomini che era impossibile mantenere un contatto attraverso il bosco ed i pendii, questo era possibile solo con l’utilizzo di pattuglie, esposte al tiro degli assalitori, o con l’ascolto dei messaggi gridati tra le varie postazioni.

Il nemico iniziò ad avanzare verso le postazioni americane costringendo i prigionieri americani a correre di fronte a loro e riuscendo a trovare un varco tra le compagnie K e L che permetteva loro di attaccare al fianco la compagnia L, isolandola dal resto del battaglione.

Il caporale John Syc, ricordando quei giorni disse: “ non riuscivamo a vedere gli americani, ma li sentivamo gridare di non sparare”.

Quando i prigionieri americani erano ormai a 50 mt e continuavano a gridare “Don’t shoot!” (non sparate!) il comandante della compagnia L, il tenente Britt, gridò ai prigionieri “We’re going to shoot! Fall flat! You won’t be hurt”stiamo per sparare, gettatevi piatti a terra, non vi farete male!”

Il breve ritardo nell’apertura del fuoco da parte degli americani, per capire la situazione ed avvisare i prigionieri usati come scudi umani, aveva permesso ai Panzergrenadier di cogliere  l'opportunità che cercavano:  avvicinarsi il più possibile alla compagnia L per ridurre le perdite ed infliggere maggiore danno al nemico.

Con le due parti molto vicine lo scontro sembrava dovesse terminare con un corpo a corpo, tanto che entrambe le fazioni misero la baionetta sui fucili.

I tedeschi impegnati nell’attacco erano più di cento e fu a quel punto che Britt, capendo che la sua compagnia sarebbe stata tagliata fuori dal resto del battaglione e poi annientata, uscì dalla sua buca e iniziò a correre da una postazione all’altra incoraggiando i suoi uomini a tenere duro e sparare per tenere costantemente sotto il tiro le postazioni tedesche, che nel frattempo, avendo capito tutto, avevano iniziato a prendere di mira Britt, non riuscendo a colpirlo data la sua velocità ed i continui cambi di traiettoria; specialità in cui Britt era famoso nei Detroit Lions.

Durante l’azione Britt fu trafitto al costato da un proiettile e ferito altre tre volte da schegge di mortaio, ma nonostante il dolore, il sangue che gli copriva il petto, il viso e le mani, riuscì a lanciare sul nemico trentadue granate a frammentazione, sparare con il suo fucile e tutte le armi che trovava in terra o nelle buche di soldati uccisi fino a consumare un impressionante numero di colpi.  Uccise cinque tedeschi e ne ferì molti altri, riuscendo a liberare una parte dei soldati americani prigionieri, facendo a sua volta quattro prigionieri tedeschi.

Fred E. Marshall ricorda che Britt correva da una parte all’altra sparando ad ogni rumore e ad ogni figura in movimento, sparendo nel bosco per poi riapparire una volta finite le munizioni, lo ricorda prendere una carabina M1 da un soldato gravemente ferito e continuare a fare fuoco con quella e lanciare granate nel bosco mentre correva cercando i tedeschi.

Una scena rimase impressa a Marshall, fu quando vide Britt, in mezzo al fuoco tedesco a pochi metri da loro, lanciare granate tutto intorno a lui senza essere colpito dalle stesse schegge; le bombe scoppiavano intorno a lui e lui correva e continuava a lanciarle.

Il sergente James G. Klanes ricorda di averlo visto partire e gettare 10/12 granate contro i tedeschi, che gli sparavano e lanciavano a loro volta granate e vederlo poi tornare riprendere altre granate e ripartire in velocità, per tutto il combattimento.

In una delle corse di rientro alle postazioni americane lo videro con il viso il petto e le mani coperte di sangue, per via di tre bombe a mano tedesche lanciate su di lui e che era riuscito a rilanciare indietro facendole scoppiare lontano da lui, ma rimanendo colpito dalle schegge.

Quando l’assalto iniziale stava per vacillare ed il restante della forza tedesca era ancora davanti alle loro posizioni, ma psicologicamente provata per la difesa che stava incontrando; Britt chiamò a raccolta i suoi uomini incitandoli a seguirlo nel bosco per attaccare e ripulire la minaccia.

Il Caporale Eric B. Gibson di Chicago, ed il soldato Schimer di New York lo seguirono; Britt infondeva coraggio, sembrava immortale.

Gibson ricorda che mentre Britt dava le indicazioni per l’azione la borraccia era trafitta da fori di proiettili, la camicia era ricoperta d’acqua, sudore e sangue, il suo porta binocolo era tutto trafitto da schegge e fori di proiettili.

A battaglia ultimata furono contati 14 morti tedeschi su quel lato della montagna, molti di loro uccisi da Britt.

Per tutta la mattina Britt ed i tedeschi nel bosco si scambiarono fuoco da una distanza di 15 metri, sembrava li cercasse tra i rovi per attaccare battaglia.

Alcuni dei superstiti di quello scontro dissero che Britt, quella mattina in quel bosco, era un esercito di un uomo solo.

Le sue azioni incisero in maniera fondamentale sulla ritirata tedesca; probabilmente, se avesse fallito, Monterotondo sarebbe stato riconquistato.

Quando nel pomeriggio arrivarono i rinforzi, Britt tornò ancora nel bosco per cercare e colpire il resto dei tedeschi. Gibson ricorda ancora che Britt annientò una postazione di mitragliatrici che stava per colpirlo, salvandogli la vita.

Quando i rinforzi arrivarono, dei cinquantacinque uomini iniziali di Monterotondo, oltre a Britt ne erano rimasti solo quattro; i tedeschi lasciarono sul campo sessantacinque tra morti e feriti.

Dopo il consolidamento delle posizioni, il comandante del battaglione, il Col. Doleman chiese una relazione a Britt e osservandolo sanguinare in quattro diversi punti gli comunicò di farsi vedere subito; ma Britt disse che non era nulla, il colonnello gli dovette ordinare di andare al punto di soccorso.

Arrivato al posto di medicamento Britt disse all’ufficiale medico, il capitano Roy Hanford, “prosegui con le cure degli altri feriti, ho solo un piccolo graffio, quando hai tempo lo guardi”.

Questo graffio, disse poi il capitano medico, era una ferita di 2 cm di larghezza profonda fino al muscolo, senza contare le schegge sul viso e sulle mani lasciate dalle granate tedesche.

Vedere il comportamento di Britt, disse il Capitano medico, era una fonte di forza e ispirazione sia per i feriti che per il personale medico, provato e stanco da quei giorni di combattimento.

Dopo il suo breve passaggio nell’infermeria si sentiva che tutti volevano dare di più a costo di sopportare il dolore.

Quando gli chiese se voleva andare in ospedale Britt rispose “ No, Doc, voglio risalire su quella collina ed aiutare i miei ragazzi”. 

La sua cura fu un po’ di polvere sulfamidica e un bel po’ di bende. Britt in quell’occasione non mostrò un pezzo di bomba a mano incastrato nel muscolo pettorale, lo fece diversi giorni dopo. Uscì dalla tenda e riprese a salire sulla collina di Monterotondo.

Il Tenente Britt, alla fine dei combattimenti, ricevette la nomina alla Medal of Honor,  la più alta decorazione militare assegnata dal Governo degli Stati Uniti.

Per Britt ci fu anche la promozione a Capitano sul campo di battaglia.

Il nipote di Maurice, Chris Britt, è tornato per la prima volta sui luoghi dove il nonno ottenne la medal of honor, oggi è un socio dell'avamposto 16 della sezione Italiana della Terza Divisione di Fanteria.

Una grande famiglia, alla quale ci sentiamo molto vicini e speriamo di rivederlo presto per tornare sui luoghi che videro quel gigante trionfare da solo contro le forze del male.




Monterotondo, nella zona di combattimento del Ten. Maurice Lee Britt, 
in compagnia del Gen. Gordon Skip Davis Jr.

                            Sulla stele in ricordo di Maurice Lee Britt, in compagnia del nipote Chris

                                                         Il primo incontro con Chris


                                       Sulle stele dedicata alla 36ma Texas Division 


                   Chris insieme ai rappresentanti del LI° Btg Bersaglieri "Montelungo 1943"

                              Chris e Victor Tory Failmezger, nipote di Peter Welch, 

                                    comandante di un M10 del 601° Tank Destroyer


                                               Riunione annuale dell'associazione a Cassino
















martedì 14 settembre 2021

78° anniversario della Liberazione di Montecorvino Rovella

 

L'associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army sezione Italiana, è lieta di comunicare ai suoi soci, sostenitori e appassionati di storia l'evento di sabato e domenica prossimi.

Un grande progetto, nato dalla voglia di Onorare e Ricordare, dei ragazzi dell'associazione Esplorando la Campania e sostenuto dalla giunta comunale che ringraziamo.

Rock of the Marne! 





sabato 3 luglio 2021

Addio a Victor "Tory" Failmezger - non ti dimenticheremo mai

 E' salito ieri in cielo, tra gli eroi, il nostro socio onorario Victor Failmezger, per tutti "Tory", dopo aver combattuto per un anno contro un terribile male.

Per chi ha avuto modo di conoscerlo in Italia, Tory era una persona davvero unica.
Ufficiale della Marina degli Stati Uniti, ha percorso la carriera militare passando dalla guerra del Viet Nam alla guerra fredda e alla crisi in Medio Oriente. 
Negli anni '70 è stato in servizio presso la NATO a Pozzuoli, forse i suoi anni più belli, da come li raccontava. Le grandi amicizie di quel periodo, il matrimonio con Patricia e la nascita del primo figlio. 
Nei primi anni '80 fu assistente addetto navale a Roma presso l'ambasciata e successivamente direttore dell'US Navy Science and Technology Group, Europa, a Monaco di Baviera. 
Dopo il pensionamento ha proseguito la sua carriera come consulente nel settore privato e per il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e per la NASA. 
La sua passione per la ricerca storica lo portò, dopo il ritrovamento delle lettere dello zio, il Tenente Thomas Peter Welch del 601th Tank Destroyer Battalion, a ricostruire tutta la sua storia della Seconda Guerra Mondiale in Europa. 
Dal Balcone della sua casa a Pozzuoli vedeva il mare ed immaginava le prove per lo sbarco di Anzio, condotte dallo zio e poi raccontate nelle sue memorie.
Scoprì, in una foto di un carro armato americano nelle vie di Roma, il giorno della liberazione, che il carrista in piedi sul mezzo era lo zio, perchè amava indossare un giaccone preso ai tedeschi.
Era sempre della compagnia dello zio il carro in fiamme sul quale, nella zona di Colmar, Audie Murphy iniziò la sua personale battaglia nella foresta che gli fece ottenere la medal of honor.
Tutte queste ricerche confluirono nel suo bellissimo libro American Knights del 2015 edito da Osprey. Socio a Vita dell'Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army, appena fu informato della creazione del nostro avamposto chiese i miei riferimenti in Italia e mi scrisse, era maggio del 2018. 
Ne è nata subito un amicizia, una comunione di intenti. Tory era felice che si stava creando quest'avamposto in Italia perchè, come poi mi ha raccontato nei nostri viaggi in Italia, negli Stati Uniti hanno avuto un posto di primo piano le grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale, i grandi sbarchi. 
La guerra di Liberazione Italiana, dove tanti soldati americani sono morti e tanti sono tornati con ferite che non sarebbero mai state rimarginate è stata relegata in second'ordine. 
Alcuni reduci, in passato, spesso non avevano voglia di raccontare, perchè non avevano partecipato a quelle grandi battaglie; avevano sofferto in Sicilia a Salerno, sul Volturno, a Cassino, sulla Gotica, ma a pochi interessava la loro storia. La presenza di una rappresentanza ufficiale dell'Associazione della Terza Divisione US Army in Italia, li riempiva d'orgoglio.
Tory era un fiume di parole, di racconti, di aneddoti. Potevi restare ad ascoltarlo un'intera giornata in macchina e poi a pranzo ed infine la sera davanti ad un aperitivo. Persona di grande cultura, amante del periodo Classico di Roma antica, che lo portò a scrivere un'opera sulle monete di bronzo romane dal paganesimo al cristianesimo.
I nostri incontri erano sempre qualcosa di speciale e tornavo a casa con la consapevolezza di aver appreso sempre cose nuove. Tory sapeva ridere ed allo stesso momento parlare di una cosa profonda e comprendere in pochi secondi la situazione che stava vivendo, gli umori, la felicità e la tristezza delle persone che gli stavano accanto.
Con Tory qualsiasi persona non si sentiva mai fuori posto e ne inferiore, aveva la dote di valorizzare chiunque avesse rapporti con lui. Ricordo ancora il nostro viaggio a Cori, seguendo il percorso dello Zio, arrivammo in paese che era ora di pranzo, l'ordine (ridendo) fu di cercare un ristorante, poi avremmo provveduto al resto. Una volta trovato, essendo amante della cucina italiana chiese la specialità, erano degli gnocchetti al pistacchio. Alla fine del primo, lo vidi alzarsi e dirigersi verso la cucina, non vedendolo tornare, incuriosito lo cercai e lo trovai seduto accanto alle signore anziane che stavano impastando a mano la pasta per la cena, parlava con loro, nel suo perfetto italiano, e le signore erano orgogliose del lavoro che stavano facendo. A Valmontone, in occasione della celebrazione della liberazione, raccontò, nel suo discorso, che il primo carro tedesco distrutto fu colpito dallo zio, con il suo M10, due minuti dopo la fine del discorso mi presentò un signore anziano che per tutto il dopo guerra andò a giocare proprio su quel carro distrutto dallo zio, non lo avevo mai visto così felice. Per ultimo, conservo un ricordo bellissimo, presente anche nel video ufficiale del nostro avamposto. La mattina delle celebrazioni dell'anniversario dello sbarco in Sicilia a Licata, bussò alla porta della mia camera, prestissimo. Aveva in mano delle scope ed il suo amico Peter i secchi, dovevamo andare subito a pulire il monumento alla Terza Divisione di Fanteria, perchè lo aveva visto impolverato, poi avremmo fatto colazione, ma prima il dovere. Quello facemmo.
Nel nostro viaggio a Nettuno, nei luoghi dello sbarco, mi chiese di fermarmi nei pressi di un prato, aveva visto dei papaveri. Ne raccolse pochi e poi li depose sul monumento alla terza divisione nel bosco del Foglino.
Il cielo mi ha dato la possibilità di conoscerti, amico mio e poi ti ha portato via da me troppo presto, da ieri piango la tua mancanza e non mi do pace. Ma so che adesso stai con Thomas e tutti gli altri eroi del 601th Tank Destroyer, purtroppo il viaggio insieme ad Arlington e a Fort Stewart nel Texas non possiamo più farlo, era in programma lo scorso anno. Lo farò comunque e verrò a portarti un papavero rosso dall'Italia.

Ciao, non ti dimenticherò mai, non ti dimenticheremo mai.


Rock of The Marne!












venerdì 18 giugno 2021

Letze Briefe aus Stalingrad - le ultime lettere da Stalingrado

 

Nel 1943 l’alto comando germanico, preoccupato di verificare il morale dei soldati accerchiati a Stalingrado, fece sapere che la corrispondenza sarebbe stata inoltrata a casa per via aerea. Poiché la situazione si era fatta disperata, la maggior parte degli uomini comprese che si sarebbe trattato con ogni probabilità dell’ultima comunicazione con le famiglie. Dopo essere state scritte, le lettere furono requisite dagli ufficiali della sicurezza senza spedirle a casa. Alla fine della guerra, i pacchi delle lettere vennero scoperti vennero negli uffici della polizia e una loro selezione anonima venne pubblicata in Germania.

 

Questa è la prima lettera del volumetto

Letze Briefe aus Stalingrad

(Gutersioh: Bertelsmann, 1958 – in italiano: Ultime lettere da Stalingrado. Torino: Einaudi, 1962)

 

La mia vita non è cambiata affatto. Solo dieci anni fa, era benedetta dal cielo e scansata dagli uomini. Già allora non avevo amici e tu sai perché essi mi tenevano alla larga: la mia felicità era sedere al telescopio e scrutare il cielo e la volta stellata, felice come un bambino lasciato a giocare con le stelle. Sei stata il mio migliore amico, Monika. Hai letto bene: sei stata tu l’amico migliore. La circostanza è troppo seria per mettersi a scherzare. Questa lettera ci metterà quattordici giorni per raggiungerti. A quel tempo avrai già letto sui giornali che cosa è successo qui. Non stare a rifletterci troppo. Le cose staranno in modo parecchio diverso da quanto leggi, ma lascia pure che siano gli altri a preoccuparsi di ricollocarle nella giusta luce. Io ho sempre pensato in anni-luce e sentito in secondi. Anche qui sono tutto preso dalla rilevazione delle condizioni del tempo. Lavoriamo in quattro e se le cose continuassero ad andare così, dovremmo esserne contenti. Il lavoro di per sé è facile. Abbiamo il compito di registrare temperatura e umidità atmosferiche, relazionando su nuvolosità e visibilità. Se qualche burocrate leggesse quello che scrivo, i suoi occhi schizzerebbero fuori dalle orbite – violazione della sicurezza! Monika, che cos’è la nostra vita in confronta con i milioni di anni del cielo stellato! In questa notte incantata, Andromeda e Pegaso sono proprio sulla mia testa. Le ho guardate a lungo: preso sarò presso di loro. Ringrazio il cielo di questa mia letizia e serenità. Per me, naturalmente, sei tu la stella più bella! Le stelle sono immortali e la vita dell’uomo come un granello di sabbia nell’universo. Tutto crolla intorno a noi, un’intera armata scompare, notte e giorno sono in fiamme. E quattro persone sono indaffarate a registrare la temperatura e le condizioni di nuvolosità. Io comprendo poco della guerra. Nessun essere umano è mai caduto per mano mia. E mai ho puntato la pistola verso un qualche bersaglio. Ma una cosa so: i nostri avversari non mostrano la stessa mancanza di senno. Mi sarebbe piaciuto continuare a contare le stelle per qualche decennio ancora: niente di questo accadrà, adesso.

 

                                                                                                                                                                         anonimo