domenica 29 novembre 2020

La borraccia ritrovata.

Le poche righe di questo articolo, scritto su quanto un nostro socio ha trovato, devono avere la premessa che al momento si tratta di supposizioni, che stiamo ancora verificando, ma che molti indizi ci portano a pensare che il possessore dell’oggetto trovato fosse il reale firmatario. Chiaramente prima di dare toni trionfalistici al ritrovamento dobbiamo esserne sicuri. In questo momento vogliamo condividere con voi la gioia di una scoperta e poter sognare che colui che ha posto la firma su un oggetto sia stato un ufficiale americano che conosciamo molto bene. Una firma, abbiamo detto, una semplice firma su un oggetto caro ai soldati in battaglia, la propria borraccia. Sulle pareti di ogni personale borraccia venivano incisi nomi di battaglie, di amori, di amici. La borraccia non era solo il contenitore con cui ci si dissetava dopo i combattimenti, era un rifugio dove trascorrere le ore di pausa o le notti insonni, era un calendario dove segnare date e gli anni trascorsi in guerra, era la tela dove scrivere i desideri che non si potevano condividere con nessuno. Quando nella gavetta la minestra calda era finita e l’ultimo rumore del cucchiaio aveva lasciato lo spazio al silenzio ed ai ricordi; la gavetta ancora calda, ruotata alla luce flebile delle candele, riportava il nome della propria amata, dei propri cari, e chiudendo gli occhi ci si sentiva di nuovo a casa nel giorno del ringraziamento. Il tepore del metallo trasmetteva alle mani quella mancanza di una sensazione di calore umano che la guerra toglie ad ogni uomo. Borraccia e gavetta diventavano l’unico legame verso quel mondo che si era lasciato a casa e che ritornava nel momento familiare per eccellenza, la condivisione del pasto in famiglia o di un sorso d’acqua.

Il ritrovamento di una borraccia sul campo di battaglia è sempre un’emozione, la battaglia lascia con sè morti e dispersi, ma anche tanti oggetti di uso comune. La borraccia, pur essendo di uso comune, era intimamente legata al soldato, lo accompagnava in ogni azione, in ogni momento. Posta sempre appesa al cinturone, viveva con il soldato e spesso ne portava le tracce dell’ultimo giorno di vita.

La nostra borraccia, trovata sui campi di battaglia della Winter Line sulle montagne intorno a Mignano Montelungo ha solo incisi due nomi, di cui barrato.

Ma è il nome non barrato, che per noi ha un significato particolare, perché è stato, insieme al nome di Floyd Lindstrom, il volano tutto quanto abbiamo costruito fino ad oggi. Per lui e per Floyd, destinatari di della più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America è iniziata la storia dell’avamposto nr. 16.

Britt!

Maurice Lee Britt? Ufficiale del 30th reggimento della Terza Divisione di Fanteria passato per Monterotondo a novembre del 1943 e tornato nelle retrovie alla fine della missione con la Medal of Honor.

Gli indizi ci sono; il luogo del ritrovamento, il cognome e quel modo di barrare le due “T” presente anche nella sua firma.

Il ritrovamento è stato fatto dal Presidente del Museo Historicus di Caspoli, socio dell’Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army sez. 16 Ita. La borraccia è attualmente esposta come reperto storico relativo alle battaglie del Mignano Gap de novembre 1943, ma è distante dalla parte dedicata a Maurice Lee Britt. Speriamo che preso la borraccia possa essere esposta accanto alla foto di Britt.

Nel frattempo le foto che ci lasciano pensare e sperare.








                                                              Op. 16 - Italia




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