domenica 6 novembre 2022

6 Novembre 1943 - 79° anno, il difensore del passo di Mignano, Frido Von Senger

La linea Bernhardt fu scelta dal generale Hube che cedette in seguito il comando al gen. Frido Von Senger Und Etterlin. Secondo le considerazioni di Senger, il punto debole della linea era al centro, tra Mignano e San Pietro Infine, dove sorgeva il monte Cesima.

La Linea Reinhardt (detta anche linea Bernhardt e winter line dagli alleati) fu una linea fortificata difensiva progettata dall'OberkommandoderWehrmacht o OKW e realizzata dall’Organizzazione Todt in Italia durante la campagna d'Italia della Seconda guerra mondiale.

Andava dal fiume Sangro sull'Adriatico fino alla foce del fiume Garigliano passando per la vetta del Monte Camino Monte la Remetanea e Monte Maggiore, nel territorio di Rocca d'Evandro, per Montelungo, Mignano e Monte Sambucaro, che sta al confine fra le tre regioni del Lazio, Molise e Campania.

La Linea Bernhardt non era particolarmente fortificata, a differenza della Linea Gustav, ed era stata pensata dal comando tedesco al solo scopo di rallentare l'avanzata Alleata nell'avvicinamento a quest'ultima.

Nell’ordine di Kesselring doveva essere approntata entro il 1° novembre 1943. 

Fridolin Von  Senger era  un  uomo  diverso  dall’immaginario  dei generali tedeschi; magro, schivo, riservato, colto  e raffinato. Non fu mai coinvolto  in  rappresaglie  verso  i  civili  (anche  se  in  Italia  di una  ne  fu  sicuramente  a  conoscenza). Nei primi anni  di  guerra,  durante  le  rapide  avanzate  in  Olanda  e Francia,  le  divisioni  corazzate  di  Senger  ebbero  in  generale  un grande rispetto delle popolazioni civili, frutto degli ordini impartiti da questo cultore dell’arte e della storia ma anche generale fedele alla patria ed al giuramento fatto.  Umanista e cattolico  osservante,  tanto  da  andare  a  messa  ogni giorno  e  divenire  fratello  laico  dell’ordine  dei  Frati  Benedettini, passò alla storia come il grande difensore dell’abazia Benedettina di  Cassino  e  grande  stratega  della  difesa  lungo  la  linea  d’Inverno (la linea Bernhardt) e la linea Gustav, che tagliava in due l’Italia nel punto più  stretto  della  penisola.  In previsione dello  scontro  finale  a Cassino convinse l’abate Gregorio Diamare a portare in salvo le inestimabili  opere  d’arte  presenti  nell’abazia  per  evitare  che venissero  non  solo  distrutte  dai  bombardamenti  ma  depredate dalla divisione Hermann Goring per essere trasferite in Germania. Contrario al Nazismo,  fece  il  suo  dovere  come  soldato  e  come generale, rispettando sempre l’avversario.  Fridolin Rudolf von Senger und Etterlin era un bambino fortunato: la sua famiglia  discendeva  da  nobili  possidenti.  Nato a Waldshut, il 4 settembre 1891, il vento di Napoleone Bonaparte spogliò la sua famiglia  di  ogni  proprietà  ed  i  genitori  del  piccolo  Frido  si reinventarono avvocati e funzionari dello Stato.  Questo gli consentì di vivere un’infanzia senza preoccupazioni. Dal papà ereditò il  senso  del  dovere;  dalla  mamma  la  fede  cattolica. Da adulto Frido prese i voti di ‘terziario’ benedettino sentendo la fede in maniera forte dentro di lui. Amava la pittura e sognava di proseguire gli studi che gli consentissero di diventare uno storico dell’arte.  L’Europa nel frattempo  precipitava  nella  barbarie  della Prima e poi della Seconda Guerra Mondiale. Frido si ritrovò  arruolato  come  ufficiale  dell’esercito  tedesco: prima  per  il  Kaiser  e  poi  per  il  Fuhrer.  I fogli matricolari  lo descrivono un ufficiale preparato e capace. La guerra lo  spedisce  subito  in  prima  linea.  Prima nell’avanzata verso l’Olanda e la Francia, con la rapida vittoria. E qui, mentre tutti festeggiano, Frido riflette,  e  la  riflessione  è  riportata  nelle  sue memorie: 

Io mi ero fatto la convinzione che la fulminea disfatta della Francia non avesse per  nulla  deciso  l’esito  della  guerra,  come  molti pensavano.  La tattica delle  avanzate  travolgenti  non  era applicabile  nel  confronti  dell’avversario  principale,  l’Inghilterra, per tre diverse ragioni. L’Inghilterra dominava i mari, le potenze dell’asse no; L’Inghilterra faceva parte di un’unione di stati sparpagliati in tutto il mondo. Buon ultimo: la mentalità degli inglesi, ben diversa da quella degli europei continentali; afferra  solo  ciò  che  ha  potuto  studiare  per anni  e  capire.  La tesi tedesca  della  plutocrazia,  per  cui  presso  gli altri  popoli  l’uomo  della  strada  si  batteva  per  i  ricchi,  non  era familiare  agli  inglesi.  Questi combattevano per  un  ideale incomprensibile  ai  tedeschi  sotto  il  regime  di  Hitler.  A costoro veniva insegnato  che  bisognava  liberarsi  dell’essenza  della democrazia  definita  come  “alterco  parlamentare,  algebra  delle maggioranze,  regime  dei  bonzi  corrotti”.  Per gli Inglesi,  invece,  la democrazia  rappresenta  la  libertà  personale,  il  diritto  e  quindi  la dignità umana, tutte cose per cui vale la pena battersi.”  

Al ristorante dell’hotel  Metayer,  a  Rennes,  durante  una  cena,  la ronda  tedesca  ordinò  ai  commensali  francesi  di  rientrare  a  casa essendo  arrivate  le  22.00,  gli  ufficiali  tedeschi  potevano  restare fino  alle  23.  Frido ordinò che  tutti  restassero  comodamente  ai tavoli  invitando  alcuni  ad  intrattenersi  con  lui  per  parlare  di politica, i francesi ordinarono una bottiglia e restarono con lui fino alle 24.00. Scrive ancora in quei giorni: 

“Nelle ore tranquille della riflessione dopo il ritmo incalzante della campagna militare si delineava più precisa la mia intima tragedia, una tragedia sofferta  indubbiamente  da  molti  ufficiali  di  Hitler. Questi dovevano affrontare un duplice e contrastante imperativo: quello di battersi strenuamente per la vittoria e quello di desiderare la disfatta per amor di patria.”  

“Costoro erano rimasti  fra  l’altro  anche  cristiani,  e  sapevano  di trovarsi  di  fronte  al  regno  dell’Anticristo,  alla  persecuzione  degli innocenti,  all’eliminazione  del  diritto,  alla  sopraffazione, all’insicurezza  personale  e  alla  megalomania  del nazionalsocialismo.” 

A novembre è impegnato nella difesa lungo la linea d’inverno e subito dopo la ritirata  si  appresta  alla  difesa  di  un  settore  chiave  della Linea  Gustav:  quello  che  i  tedeschi  avrebbero  dovuto  difendere con  le  unghie  ed  i  denti  per  tardare  il  più  possibile  l’avanzata Alleata, facendo così in modo che raggiungesse il più tardi possibile la Germania. La sua difesa fu da manuale e si studia ancora oggi. Prima  di  essere  promosso  al  fronte  di  Montecassino,  mentre ancora era al comando delle truppe in Sardegna e Corsica, quando si trovò al bivio tra salvare la propria vita e salvare la propria anima, scelse  senza  dubbio  la  seconda:  il  9  settembre  ’43  non  eseguì l’ordine di fucilare tutti gli ufficiali italiani fatti prigionieri e che fino al  giorno  prima  erano  suoi alleati;  l’ordine  del  Fuhrer  era tassativo  e  chiunque  non  lo  avesse  eseguito  sarebbe  stato  a  sua volta passato per le armi, si fosse chiamato pure Frido Rudolf von Senger.  Il generale imbarcò  tutti gli ufficiali italiani  sulla  prima  motonave  in  partenza  dalla Corsica  e  poi  telefonò  al  suo  superiore,  il  maresciallo  Kesselring, comandante delle truppe tedesche in Italia e gli disse di non avere ufficiali da fucilare. 

Kesselring gli evitò la corte marziale e Frido fu sempre in debito con lui.

Era un uomo di guerra che riusciva a mantenere la sua umanità; di grande cultura, attento  osservatore  della  natura  e  delle  bellezze del  creato;  caratteristiche  in  netto  contrasto  con  la  guerra,  che assume  in  lui  i  contorni  dell’arte,  terribile,  ma  che  svolgeva  in maniera  sapiente,  professionale,  umana  e  disumana  allo  stesso momento.

A Santa Maria al Monte, in provincia di Pisa, sulla facciata della chiesa di San Pietro in Vincoli una targa recita “A Frido von Senger, generale tedesco antinazista e benedettino, che salvò centinaia di soldati italiani e il tesoro di Montecassino. Nel 70° anniversario della sua presenza a Villa Pozzo.”

Scrisse Frido Von Senger, nelle sue memorie, ripensando alle battaglie sul passo di Mignano

“Il decorso dei combattimenti che portarono allo sfondamento della linea Berhardt e che costituirono il preludio alle battaglie di Cassino fu caratterizzato dal fatto che l’iniziativa era esclusivamente riservata all’avversario. In nessun punto in cui vennero attaccate da forze consistenti le divisioni tedesche riuscirono a tenere le cosiddette posizioni. Così vennero a mancare anche i successi che sarebbero stati necessari per rialzarne il morale” 

Frido Von Senger Und Etterlin, dal suo libro “senza paura senza speranza



foto: https://www.attimisospesi.com/frido-von-senger-und-etterlin/


Luogo della sepoltura di Frido Von Senger, nella foresta nera (foto Luigi Settimi)


Tomba di Frido Von Senger, nella foresta nera (foto Luigi Settimi)


Tomba di Frido Von Senger, nella foresta nera (foto Luigi Settimi)


Tomba di Frido Von Senger, nella foresta nera (foto Luigi Settimi)




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