Discorso tenuto dal Presidente dell'Avamposto 16 dell'Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army, in occasione dell'inaugurazione del Memoriale dedicato alla 34th Divisione di Fanteria RED BULL in località Monte Pantano.
Buongiorno a tutti i presenti e grazie di essere qui.
Quando gli amici di Combat Road mi hanno chiesto di contribuire a questa importante cerimonia con un mio piccolo discorso, ho pensato prima di tutto a voi che siete qui, di domenica, in piena Estate con un caldo torrido. Ed i ricordi di tante ricerche fatte nel passato mi hanno portato alla storia di uno scrittore e giornalista Cecoslovacco. Quando la sua patria venne occupata aderì alla resistenza antinazista, dedicandosi alla pubblicazione illegale della rivista “Il diritto rosso” e di altro materiale antinazista. Venne arrestato il 24 aprile 1942 a Praga dalla Gestapo. Fučík aveva ricevuto l'ordine di suicidarsi per evitare la cattura; e benché avesse una pistola con sé al momento dell'arresto, non ne fece uso. Dalla prigione scrisse il "Reportage scritto sotto la forca", tradotto poi in molte lingue fra cui l'italiano.
Venne condannato a morte
per impiccagione nel 1943, la condanna venne eseguita nella prigione di
Plötzensee a Berlino.
Perché Fucik? Perché
durante le continue torture di cui fu oggetto, ebbe la forza di scrivere queste
parole che sono arrivate fino a noi, oggi.
E quando le ascolterete
capirete perché siete qui. Quando le lessi per la prima volta mi sentii
inconsapevolmente chiamato in causa, stavo facendo quello che lui, qualche
giorno prima di essere impiccato, ci stava chiedendo.
Vi chiedo solo una cosa,
se sopravvivete a quest’epoca non dimenticate, non dimenticate nè i buoni nè i
cattivi.
Raccogliete con pazienza
le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.
Un bel giorno oggi sarà il
passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato
la storia.
Vorrei che tutti sapessero
che non esistono eroi anonimi.
Erano persone con un
volto, desideri e speranze e il dolore dell’ultimo fra gli ultimi non era meno
grande del primo il cui nome resterà.
Vorrei che tutti costoro
vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della
Vostra famiglia, come voi stessi.”
Julius Fucik 8 settembre 1943
Ora capite perché siete qui, avete
raccolto anche voi questo messaggio, che fino ad oggi non conoscevate.
Avevate un desiderio, una missione,
sentivate che occorreva farlo.
Fucik lo aveva chiesto, il giorno
prima di essere impiccato, a tutti coloro che sarebbero venuti dopo.
Per questo, qualche sera fa ho
modificato questo discorso, immaginandovi presenti qui oggi. Aggiungendo per
tutti voi questo scritto.
Ottantadue
giorni dopo la morte di Fucik, qualcosa in Europa era cambiato, i nazisti erano
in ritirata su molti fronti, tra cui l’Italia. Per ottenere questo milioni di
uomini si erano riuniti, creando un esercito solo, di tante lingue, religioni,
razze; uniti da un solo desiderio, sconfiggere la tirannia del nazifascismo.
Erano sbarcati
in Africa, poi in Sicilia e Salerno fino ad arrivare qui, lungo la linea
difensiva Bernhardt costruita dai Tedeschi per rallentare la loro avanzata.
Era l’alba del
29 novembre del 1943 e come ha scritto Julius Fucik:
“degli eroi
anonimi hanno creato la storia.”
Al capitano Benjamin
J. Butler fu comunicato che il 1° Battaglione del 168° Reggimento
della 34th Divisione di fanteria americana “Red Bull” sarebbe stato il primo a
muoversi e conquistare Monte Pantano. Lui fece ciò che aveva fatto tante
altre volte: prese l’elmetto, lo zaino, controllò il tascapane e le munizioni e
con i suoi ragazzi iniziò a salire lungo i crinali sopra Filignano. Erano
sbarcati in Africa, poi in Italia e quella salita sembrava solo l’ennesima.
I pendii erano ripidi,
rocciosi, coperti di cespugli. A tratti si vedeva il fondovalle, a tratti gli
alberi chiudevano ogni visuale. Lassù li attendeva il 2° Battaglione del
577° Granatieri tedeschi. Ma loro non lo sapevano. Sapevano solo che il
nemico era davanti. Conquistarono la prima collina e parte della seconda. Era
da poco passata l’alba, l’adrenalina calava, qualcuno si tolse lo zaino per
riposare un momento. Fu allora che dalle altre due colline dell’altopiano —
soprattutto dalla terza — i tedeschi aprirono il fuoco con mortai e
artiglieria. Il terreno era un labirinto di burroni, rifugi naturali,
postazioni nascoste, campi minati. Il nemico si era rintanato dentro ed era
invisibile e preciso. Non c’era un angolo sicuro. I tedeschi contrattaccarono
sulla collina 2, sfondando sul fianco della Compagnia A. Butler
organizzò un contrattacco corpo a corpo, alla baionetta. Li respinsero.
Per quell’azione Butler
ricevette la Distinguished Service Cross, una delle più alte decorazioni
americane. Prima di scendere dalla collina fu decorato anche con la Silver
Star. Quel giorno fu ferito tre volte: e ottenne tre Purple Hearts, la
medaglia per le ferite riportate e forse immaginava di mostrarle tutte e
cinque un giorno ai nipoti, sulla veranda di casa, in Kentucky.
Gli attacchi tedeschi
continuarono per cinque giorni. La Compagnia B li respinse sette volte,
combattendo con le bombe a mano lungo tutto il perimetro. Quando le munizioni
finirono, i soldati americani lanciarono pietre, lattine di razioni alimentari,
rami, tronchi.
L’ approvvigionamento era
quasi impossibile: i muli potevano salire solo per un tratto. Per due giorni
bevvero solo acqua piovana. Evacuare un ferito richiedeva fino a sei ore sotto
il fuoco dei mortai che erano stati puntati per colpire tutte le strade ed i
sentieri nello stesso momento per diversi metri, in modo da distruggere interi
plotoni in salita o i soccorsi in discesa. Molti morivano lungo il sentiero. Il
chirurgo del battaglione operava in prima linea, nella tenda del primo
soccorso. Presso il museo ne troverete una montata.
A tutti sembrava di aver
attaccato la casa del demonio e di trovarsi alla porta dell’inferno.
Eppure il 1° Battaglione
resistette cinque giorni, finché non fu sostituito. Per il suo coraggio, il
168° ricevette la Presidential Unit Citation: un nastrino blu bordato
d’oro, da portare sul lato destro della divisa. Da quel giorno, chiunque avesse
visto quel nastrino avrebbe saputo che quel reggimento, un giorno, aveva avuto
il suo momento di massimo coraggio e massima gloria.
Il 1° dicembre toccò al 3°
Battaglione muovere verso la collina 2 e il villaggio di Pantano, pieno di
trappole esplosive e S‑mine, quelle che macellavano tutte le parti basse dei
soldati. Il maggiore Floyd E. Sparks salì per assumere il comando del 1°
Battaglione: lassù gli ufficiali di grado superiore erano tutti morti.
Bisognava ripristinare i cavi telefonici. Si offrì volontario il sergente Edward
G. Jones, 23 anni, della Pennsylvania. Riuscì quasi a raggiungere il 1°
Battaglione, ma fu ucciso dal fuoco tedesco. Oggi riposa al Birmingham
Cemetery, in Pennsylvania.
La situazione precipitò:
la Compagnia M era senza munizioni, i tedeschi premevano sul fianco destro.
Alle 13:30 gli americani erano allo scoperto. Sulla collina 1 il caporale Zannie
M. Reynolds iniziò a sparare con tutto ciò che trovava e a lanciare bombe a
mano, infondendo coraggio ai compagni. Le Compagnie G e I resistettero. La
Compagnia F fu quasi annientata.
Per salvare ciò che
restava del battaglione furono necessari 370 colpi di mortai chimici, 75
minuti di fuoco continuo. I tedeschi ripresero la collina 2 e sospesero
l’attacco alle 18:30.
Il 4 dicembre il 135°
Fanteria diede il cambio al 168°. In sei giorni il 168° aveva
perso tutti i comandanti di battaglione, 33 ufficiali e 386 uomini uccisi o
feriti. Aveva consumato 6.800 colpi di mortaio, 3.000 bombe a mano, 7.500 colpi
da 75 mm e 400.000 colpi di fucile e mitragliatrice. Eppure una sola collina di
Monte Pantano era in loro possesso.
Non sappiamo se Reynolds
incontrò Butler scendendo dalla montagna. Se accadde, entrambi sarebbero
andati a prendere la loro medaglia, la Silver Star.
Il fotografo Robert
Capa, probabilmente uno dei più grandi fotografi della Seconda Guerra Mondiale,
salì su quella collina dopo la battaglia e Scrisse:
“Ogni cinque metri c’era una buca
con dentro almeno un soldato morto. Intorno, una gran quantità di materiali,
completamente bagnati, scatolette vuote di razioni alimentari e frammenti
sbiaditi di lettere da casa. I corpi di coloro che avevano tentato di uscire
dai rifugi ingombravano il sentiero. Il sangue rappreso aveva il colore della
ruggine e si confondeva con il colore delle foglie ingiallite dell’autunno,
cadute intorno a quei miseri resti. Più salivo e più brevi erano le distanze
tra un corpo e l’altro. Non resistetti più a lungo a quello spettacolo. Mi
trovai senza saperlo in cima alla montagna, ripetendo a me stesso, come un
idiota Voglio passeggiare al sole della California e indossare scarpe e calzoni
bianchi. La nevrosi del corrispondente di guerra mi stava salendo."
Cercare notizie su
Reynolds è quasi impossibile. È uno dei tanti scomparsi tra le carte della
storia. Eppure attraversò il Nord Africa, sbarcò a Salerno, ad Anzio, risalì
l’Italia fino a Milano. Contribuendo a quel sogno dei nostri nonni: riavere la libertà
e un futuro per una nazione.
Fu fortunato: tornò a casa
e visse fino al 7 maggio 1979, a Salem City, Virginia. Oggi riposa all’Huffman
Memorial Park di New Castle. Molti suoi fratelli d’armi sono rimasti qui, sepolti
sotto croci bianche a Nettuno o dispersi su questa collina.
Due anni fa, per l’80°
anniversario della Liberazione di Alvignano, scrissi che sarebbe stato un sogno
vedere una via dedicata a uno di questi eroi. Quel sogno non solo si è
avverato, ma ha superato ogni mia aspettativa.
Le persone che verranno a
conoscere questi luoghi di incomparabile bellezza e passeggeranno sui sentieri
di montagna, incontreranno questa piazza, vedranno questo masso bianco e
conosceranno la loro storia e quali sacrifici e rinunce hanno fatto quei
ragazzi per toglierci dalla schiavitù e per darci la possibilità di tornare a
vivere da uomini liberi.
Raccogliete con pazienza le
testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi. Scriveva Fucik prima di morire..
Questo hanno fatto i
ragazzi di Combat Road raccogliendo quel messaggio.
Li ringrazio tutti e siamo
onorati di averli tra le fila dell’Associazione della Terza Divisione di
Fanteria US Army, i loro ideali e i loro sogni si tramutano in fatti concreti e
credo che oggi abbiate fatto contenti molti ragazzi che qui hanno terminato la
loro breve vita ed ora vi osservano dal cielo.
Questa grande pietra li ricorda oggi e li ricorderà
per sempre, è un masso pesante che schiaccia il terreno, e simboleggia la forza
dell’unità coesa di uomini che schiacciano insieme la tirannia…. sopra c’è
scritto “non lo dimenticate” “don't forget”.
Un soldato che tornò a casa, scrisse queste parole,
dopo aver vissuto tante battaglie come quella di Monte Pantano.
Audie Murphy, il soldato
più decorato della Seconda Guerra Mondiale
Vi ringrazio per avermi
ascoltato.
Ringrazio le istituzioni locali
per aver creduto in questo progetto, le associazioni d’arma, tutte le persone presenti
oggi ed in particolare tutti coloro che sono in servizio oggi per assicurare la
migliore riuscita dell’evento.
E vi saluto con il motto
della nostra Divisione di Fanteria US Army, dedicato ad una roccia.
Rock of the Marne!
Onori alla 34th
Divisione di Fanteria Americana Red Bull





Nessun commento:
Posta un commento