venerdì 26 giugno 2026

Inaugurazione del Memoriale dedicato alla 34th Divisione di Fanteria RED BULL in località Monte Pantano (lingua italiana)

 


Discorso tenuto dal Presidente dell'Avamposto 16 dell'Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army, in occasione dell'inaugurazione del Memoriale dedicato alla 34th Divisione di Fanteria RED BULL in località Monte Pantano.


Buongiorno a tutti i presenti e grazie di essere qui.

Quando gli amici di Combat Road mi hanno chiesto di contribuire a questa importante cerimonia con un mio piccolo discorso, ho pensato prima di tutto a voi che siete qui, di domenica, in piena Estate con un caldo torrido. Ed i ricordi di tante ricerche fatte nel passato mi hanno portato alla storia di uno scrittore e giornalista Cecoslovacco. Quando la sua patria venne occupata aderì alla resistenza antinazista, dedicandosi alla pubblicazione illegale della rivista “Il diritto rosso” e di altro materiale antinazista. Venne arrestato il 24 aprile 1942 a Praga dalla Gestapo. Fučík aveva ricevuto l'ordine di suicidarsi per evitare la cattura; e benché avesse una pistola con sé al momento dell'arresto, non ne fece uso. Dalla prigione scrisse il "Reportage scritto sotto la forca", tradotto poi in molte lingue fra cui l'italiano.

Venne condannato a morte per impiccagione nel 1943, la condanna venne eseguita nella prigione di Plötzensee a Berlino.

Perché Fucik? Perché durante le continue torture di cui fu oggetto, ebbe la forza di scrivere queste parole che sono arrivate fino a noi, oggi.

E quando le ascolterete capirete perché siete qui. Quando le lessi per la prima volta mi sentii inconsapevolmente chiamato in causa, stavo facendo quello che lui, qualche giorno prima di essere impiccato, ci stava chiedendo.

 

Vi chiedo solo una cosa, se sopravvivete a quest’epoca non dimenticate, non dimenticate nè i buoni nè i cattivi.

Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.

Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.

Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi.

Erano persone con un volto, desideri e speranze e il dolore dell’ultimo fra gli ultimi non era meno grande del primo il cui nome resterà.

Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della Vostra famiglia, come voi stessi.”

Julius Fucik 8 settembre 1943

 

Ora capite perché siete qui, avete raccolto anche voi questo messaggio, che fino ad oggi non conoscevate.

Avevate un desiderio, una missione, sentivate che occorreva farlo.

Fucik lo aveva chiesto, il giorno prima di essere impiccato, a tutti coloro che sarebbero venuti dopo.

Per questo, qualche sera fa ho modificato questo discorso, immaginandovi presenti qui oggi. Aggiungendo per tutti voi questo scritto.

 

Ottantadue giorni dopo la morte di Fucik, qualcosa in Europa era cambiato, i nazisti erano in ritirata su molti fronti, tra cui l’Italia. Per ottenere questo milioni di uomini si erano riuniti, creando un esercito solo, di tante lingue, religioni, razze; uniti da un solo desiderio, sconfiggere la tirannia del nazifascismo.

Erano sbarcati in Africa, poi in Sicilia e Salerno fino ad arrivare qui, lungo la linea difensiva Bernhardt costruita dai Tedeschi per rallentare la loro avanzata.

Era l’alba del 29 novembre del 1943 e come ha scritto Julius Fucik:

“degli eroi anonimi hanno creato la storia.”

Al capitano Benjamin J. Butler fu comunicato che il 1° Battaglione del 168° Reggimento della 34th Divisione di fanteria americana “Red Bull” sarebbe stato il primo a muoversi e conquistare Monte Pantano. Lui fece ciò che aveva fatto tante altre volte: prese l’elmetto, lo zaino, controllò il tascapane e le munizioni e con i suoi ragazzi iniziò a salire lungo i crinali sopra Filignano. Erano sbarcati in Africa, poi in Italia e quella salita sembrava solo l’ennesima.

I pendii erano ripidi, rocciosi, coperti di cespugli. A tratti si vedeva il fondovalle, a tratti gli alberi chiudevano ogni visuale. Lassù li attendeva il 2° Battaglione del 577° Granatieri tedeschi. Ma loro non lo sapevano. Sapevano solo che il nemico era davanti. Conquistarono la prima collina e parte della seconda. Era da poco passata l’alba, l’adrenalina calava, qualcuno si tolse lo zaino per riposare un momento. Fu allora che dalle altre due colline dell’altopiano — soprattutto dalla terza — i tedeschi aprirono il fuoco con mortai e artiglieria. Il terreno era un labirinto di burroni, rifugi naturali, postazioni nascoste, campi minati. Il nemico si era rintanato dentro ed era invisibile e preciso. Non c’era un angolo sicuro. I tedeschi contrattaccarono sulla collina 2, sfondando sul fianco della Compagnia A. Butler organizzò un contrattacco corpo a corpo, alla baionetta. Li respinsero.

Per quell’azione Butler ricevette la Distinguished Service Cross, una delle più alte decorazioni americane. Prima di scendere dalla collina fu decorato anche con la Silver Star. Quel giorno fu ferito tre volte: e ottenne tre Purple Hearts, la medaglia per le ferite riportate e forse immaginava di mostrarle tutte e cinque un giorno ai nipoti, sulla veranda di casa, in Kentucky.

Gli attacchi tedeschi continuarono per cinque giorni. La Compagnia B li respinse sette volte, combattendo con le bombe a mano lungo tutto il perimetro. Quando le munizioni finirono, i soldati americani lanciarono pietre, lattine di razioni alimentari, rami, tronchi.

L’ approvvigionamento era quasi impossibile: i muli potevano salire solo per un tratto. Per due giorni bevvero solo acqua piovana. Evacuare un ferito richiedeva fino a sei ore sotto il fuoco dei mortai che erano stati puntati per colpire tutte le strade ed i sentieri nello stesso momento per diversi metri, in modo da distruggere interi plotoni in salita o i soccorsi in discesa. Molti morivano lungo il sentiero. Il chirurgo del battaglione operava in prima linea, nella tenda del primo soccorso. Presso il museo ne troverete una montata.

A tutti sembrava di aver attaccato la casa del demonio e di trovarsi alla porta dell’inferno.

Eppure il 1° Battaglione resistette cinque giorni, finché non fu sostituito. Per il suo coraggio, il 168° ricevette la Presidential Unit Citation: un nastrino blu bordato d’oro, da portare sul lato destro della divisa. Da quel giorno, chiunque avesse visto quel nastrino avrebbe saputo che quel reggimento, un giorno, aveva avuto il suo momento di massimo coraggio e massima gloria.

Il 1° dicembre toccò al 3° Battaglione muovere verso la collina 2 e il villaggio di Pantano, pieno di trappole esplosive e S‑mine, quelle che macellavano tutte le parti basse dei soldati. Il maggiore Floyd E. Sparks salì per assumere il comando del 1° Battaglione: lassù gli ufficiali di grado superiore erano tutti morti. Bisognava ripristinare i cavi telefonici. Si offrì volontario il sergente Edward G. Jones, 23 anni, della Pennsylvania. Riuscì quasi a raggiungere il 1° Battaglione, ma fu ucciso dal fuoco tedesco. Oggi riposa al Birmingham Cemetery, in Pennsylvania.

La situazione precipitò: la Compagnia M era senza munizioni, i tedeschi premevano sul fianco destro. Alle 13:30 gli americani erano allo scoperto. Sulla collina 1 il caporale Zannie M. Reynolds iniziò a sparare con tutto ciò che trovava e a lanciare bombe a mano, infondendo coraggio ai compagni. Le Compagnie G e I resistettero. La Compagnia F fu quasi annientata.

Per salvare ciò che restava del battaglione furono necessari 370 colpi di mortai chimici, 75 minuti di fuoco continuo. I tedeschi ripresero la collina 2 e sospesero l’attacco alle 18:30.

Il 4 dicembre il 135° Fanteria diede il cambio al 168°. In sei giorni il 168° aveva perso tutti i comandanti di battaglione, 33 ufficiali e 386 uomini uccisi o feriti. Aveva consumato 6.800 colpi di mortaio, 3.000 bombe a mano, 7.500 colpi da 75 mm e 400.000 colpi di fucile e mitragliatrice. Eppure una sola collina di Monte Pantano era in loro possesso.

Non sappiamo se Reynolds incontrò Butler scendendo dalla montagna. Se accadde, entrambi sarebbero andati a prendere la loro medaglia, la Silver Star.

Il fotografo Robert Capa, probabilmente uno dei più grandi fotografi della Seconda Guerra Mondiale, salì su quella collina dopo la battaglia e Scrisse:

Ogni cinque metri c’era una buca con dentro almeno un soldato morto. Intorno, una gran quantità di materiali, completamente bagnati, scatolette vuote di razioni alimentari e frammenti sbiaditi di lettere da casa. I corpi di coloro che avevano tentato di uscire dai rifugi ingombravano il sentiero. Il sangue rappreso aveva il colore della ruggine e si confondeva con il colore delle foglie ingiallite dell’autunno, cadute intorno a quei miseri resti. Più salivo e più brevi erano le distanze tra un corpo e l’altro. Non resistetti più a lungo a quello spettacolo. Mi trovai senza saperlo in cima alla montagna, ripetendo a me stesso, come un idiota Voglio passeggiare al sole della California e indossare scarpe e calzoni bianchi. La nevrosi del corrispondente di guerra  mi stava salendo."

Cercare notizie su Reynolds è quasi impossibile. È uno dei tanti scomparsi tra le carte della storia. Eppure attraversò il Nord Africa, sbarcò a Salerno, ad Anzio, risalì l’Italia fino a Milano. Contribuendo a quel sogno dei nostri nonni: riavere la libertà e un futuro per una nazione.

Fu fortunato: tornò a casa e visse fino al 7 maggio 1979, a Salem City, Virginia. Oggi riposa all’Huffman Memorial Park di New Castle. Molti suoi fratelli d’armi sono rimasti qui, sepolti sotto croci bianche a Nettuno o dispersi su questa collina.

Due anni fa, per l’80° anniversario della Liberazione di Alvignano, scrissi che sarebbe stato un sogno vedere una via dedicata a uno di questi eroi. Quel sogno non solo si è avverato, ma ha superato ogni mia aspettativa.

Le persone che verranno a conoscere questi luoghi di incomparabile bellezza e passeggeranno sui sentieri di montagna, incontreranno questa piazza, vedranno questo masso bianco e conosceranno la loro storia e quali sacrifici e rinunce hanno fatto quei ragazzi per toglierci dalla schiavitù e per darci la possibilità di tornare a vivere da uomini liberi.

Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.  Scriveva Fucik prima di morire..

Questo hanno fatto i ragazzi di Combat Road raccogliendo quel messaggio.

Li ringrazio tutti e siamo onorati di averli tra le fila dell’Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army, i loro ideali e i loro sogni si tramutano in fatti concreti e credo che oggi abbiate fatto contenti molti ragazzi che qui hanno terminato la loro breve vita ed ora vi osservano dal cielo.

Questa grande pietra li ricorda oggi e li ricorderà per sempre, è un masso pesante che schiaccia il terreno, e simboleggia la forza dell’unità coesa di uomini che schiacciano insieme la tirannia…. sopra c’è scritto “non lo dimenticate” “don't forget”.

Un soldato che tornò a casa, scrisse queste parole, dopo aver vissuto tante battaglie come quella di Monte Pantano.

 E’ così…!  Abbiamo tanto pensato alla morte che ci siamo scordati della vita. Ed ora, di colpo, la vita è di fronte a noi. Giuro a me stesso che la guarderò in faccia la vita, che mi saprò misurare con lei. Può darsi che io porti il marchio della guerra, ma non mi lascerò sconfiggere dalla guerra. A poco a poco tutto diventa più chiaro. Ritornerò, troverò il tipo di ragazza che sognavo una volta. Imparerò a guardare la vita senza cinismo, ad avere fede, a conoscere l’amore. Imparerò a lavorare in pace come in guerra. E alla fine, si, alla fine, come innumerevoli altri, anch’io imparerò a vivere.

Audie Murphy, il soldato più decorato della Seconda Guerra Mondiale

Vi ringrazio per avermi ascoltato.

Ringrazio le istituzioni locali per aver creduto in questo progetto, le associazioni d’arma, tutte le persone presenti oggi ed in particolare tutti coloro che sono in servizio oggi per assicurare la migliore riuscita dell’evento.

E vi saluto con il motto della nostra Divisione di Fanteria US Army, dedicato ad una roccia.

Rock of the Marne!

Onori alla 34th Divisione di Fanteria Americana Red Bull









Nessun commento:

Posta un commento